MEDITERRANEAN BUFFALO COWS, MADE IN LATINA

Gen 13 • PRIMO PIANO, REPORTAGE • 1066 Views •

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Vi racconto una storia. Una di quelle belle, che aprono il cuore alla speranza e ci compensano un po’ delle amarezze e degli avvilimenti che il vivere quotidiano ci dispensa regolarmente. Una storia di uomini e di animali, di fatica e di riscatto, di orgoglio e di grandi professionalità.

Dunque, il 3 giugno 2013, il Governo delle Filippine, tramite il Philippine Carabao Center, ha deciso di reperire sul mercato internazionale mille e trecento capi di bufale di razza Mediterranea italiana. Perché? Nulla di particolare, solo che gli allevatori filippini si sono resi conto che le razze di bufalo d’acqua (swamp), prevalentemente allevate sul territorio nazionale, allo stato attuale della selezione genetica, non riescono a produrre nessun quantitativo significativo di latte. E questo, là dove faticosamente si tenta di modernizzare l’agricoltura sostituendo la trazione meccanica a quella animale, che in parte i bufali ancora assicurano, è un grave handicap.  Hanno convenuto, quindi, che gli attuali livelli genetici raggiunti dalle razze autoctone dovevano essere superati e indirizzati verso criteri più rigidi in termini di miglioramento degli apparati mammari e delle caratteristiche funzionali e produttive delle mandrie. E che tutto ciò doveva essere fatto in fretta. Ovvio quindi che si sia pensato di ricorrere all’introduzione diretta sul territorio di esemplari di bufala Mediterranea italiana, in questo senso enormemente più evoluti e produttivi. Di conseguenza si è reso necessario selezionare un certo numero di bestie che assicurassero alti parametri morfologici e funzionali, ottime produzioni di latte e elevatissimi standard genetici e sanitari.

Quest’ultima, fra le altre, ha rappresentato la maggiore difficoltà. Infatti molti sono gli animali che raggiungono alti livelli produttivi e funzionali, pochi quelli che possiedono anche uno status sanitario capace di soddisfare gli stringenti criteri pretesi dalla disciplina europea per consentire le compravendite di bestiame in ambito comunitario. Ma in più l’accordo generale sulle tariffe e sul commercio (WTO) prevede, tra l’altro, che i governi dei Paesi contraenti, attraverso un protocollo internazionale conosciuto come SPS Agreement, possano adottare più ampie misure di controllo all’import al fine di tutelare la salute umana, degli animali e delle piante, secondo le specificità del proprio territorio. Purché, ben inteso, in queste misure straordinarie non si configuri una forma mascherata di protezionismo commerciale. E’ appunto per questo che appare pienamente legittimo, anzi doveroso, il fatto che gli agenti del Philippine Carabao Center abbiano richiesto le seguenti garanzie aggiuntive rispetto a quelle già pretese dall’Europa comunitaria: immunità da paratubercolosi, BVD e febbre Q. Riassumendo, bisognava scegliere bufale Mediterranee morfologicamente perfette, altamente produttive e con un grado sanitario superiore a quello definito dai regolamenti europei. Non facile, soprattutto perché prima di tutto si è dovuto individuare un imprenditore con specifiche competenze zootecniche e con una robusta capacità finanziaria, che fosse in grado di riassumere e svolgere i vari aspetti di una così delicata e complessa esigenza. E in Italia non ce ne sono molti.

Questa figura è stata trovata nella persona del signor Nello Giorgi di Aprilia. E così, attraverso un meticoloso e rigidissimo sistema di selezione, Nello Giorgi, con l’aiuto del suo staff, raccogliendo la sfida, in circa quattro mesi è riuscito a riunire in una stalla di quarantena oltre mille e trecento esemplari di bufale Mediterranee perfettamente corrispondenti alle richieste del Paese committente. E’ motivo di grande orgoglio rilevare che oltre il 90% degli esemplari sono stati trovati e scelti in venticinque allevamenti della provincia di Latina e solo il 10 % in altre aree. Questo significa che la professionalità degli allevatori pontini è molto alta. Che il patrimonio bufalino presente in provincia è eccellente. Che i manuali di autocontrollo e le procedure di corretta prassi con cui vengono gestite le stalle dell’Agro pontino, sia in termini di benessere animale sia sanitari, sono adeguati ai più elevati standard internazionali. Che gli Audit e le profilassi effettuate in allevamento dai veterinari della Asl provinciale, sono, sì noiose e frequenti, ma assolutamente puntuali ed efficaci. Che la continua collaborazione e il supporto tecnico fornito dalla sede di Latina dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana è di grande affidabilità. Che l’assistenza e la formazione proposta dall’ANASB e dall’ARAL regionale sono ben calibrate sulle esigenze di un mercato mondiale integrato. E, infine, che, dal punto di vista dell’ imprenditorialità degli allevatori, della sanità animale e delle corrette pratiche agronomiche, il nostro territorio è un piccolo gioiellino che per serietà e efficienza si distingue in Italia anche in un momento in cui la gravità della crisi economica potrebbe indurre ad un generale rilassamento. Ed è per tutto questo, che il 15 ottobre scorso, mille e duecentocinquantatre bufale di razza Mediterranea italiana, munite di tutte le attestazioni sanitarie e genealogiche necessarie e totalmente in linea con le aspettative dei compratori filippini, si sono imbarcate sulla motonave  Angus Express e mentre scrivo sono in navigazione tra La Spezia e Manila dove arriveranno il prossimo 20 novembre. E allora bravi, bravi tutti. Bravo Giorgi e bravi i suoi collaboratori che hanno avuto la capacità di organizzare e gestire questa complessa e costosa operazione. Bravisimi gli allevatori, le nostre  agnifiche venticinque aziende, che hanno saputo farsi preferire in così larga misura ad altre, forse più antiche, tradizioni allevatoriali. Ma anche bravo il  territorio” che è riuscito a coniugare in un unico bellissimo risultato le attività dei vari servizi di ispezione e presidio locale con le frastagliate e complesse procedure del commercio internazionale. Qualcuno potrebbe dire che fare squadra, sistema, sia stata la carta  vincente, ma a me sembra più giusto pensare che a vincere sia stata la qualità e la fatica degli uomini. Non importa se impegnati nel pubblico o nel privato. Anzi, no. Scusate, mi correggo. Credo di poter concludere dicendo che alla fine ha vinto la terra, la nostra, e l’orgoglio di esserne espressione.



Ecco chi ha permesso tutto questo:

Angelo e Giovanni Battista Martini Alessandro Giorgi &c., Antonello Benedetti Panici, Francesco D’ausilio, Giuseppe Iemma, Pierluigi Benedetti Panici, Arturo, Alfonso e Anthony Padovano Sorrentino, Giovanni Battista D’amore, i fratelli Boschetto, Monica Macchiusi, Antonio Macchiusi, Giovanbattista Scatafassi, Maurizio Staiano, Martino Realacci, Antonio Compagni, Tonino Compagno, Daniele Compagno, Luciano Peppe Az agr. Prato verde, Santina Marazza, Enzo Cipolla, Marco Mastrodomenico, Loredana D’Ambrosio, Fiorella Ungarelli, Mario Lauretti

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