Skin ADV

Economia e ambiente la risorsa della portualità

Dic 13 • NEWS PRO, PRIMO PIANO • 475 Views •

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInBuffer this pageEmail this to someone


L’occhio mediatico e dell’opinione pubblica lo ha investito ripetutamente nelle ultime settimane e negli ultimi mesi.

Ma il porto commerciale di Gaeta e, in un’ottica più organica, l’intera rete di attività produttive legate alle città del Golfo, stanno cercando il proprio riscatto con la collaborazione degli addetti ai lavori: dai numerosi occupati nell’ambito portuale alle imprese legate alle economie del mare. Trovando perciò una preziosa sponda nell’interesse generale che ha suscitato un convegno svoltosi nei giorni scorsi a Formia sui temi della portualità e più in generale dei rapporti tra economia del mare, occupazione e ambiente. Politica,imprenditoria, pubblica amministrazione, autorità portuale, movimenti ambientalisti e gruppi di cittadini si sono confrontati su una specificità di tematiche convergenti su un unico obiettivo strategico: sintetizzare le varie istanze per un nuovo modello di sviluppo dell’intero Golfo all’insegna di quelle parole contenute nel titolo stesso che è stato dato all’incontro: <Ambiente, sviluppo sostenibile, economia>. Ma perchè queste tre parole? Va detto che le prime due, ambiente e sviluppo sostenibile, sono state piuttosto trascurate negli ultimi anni di storia amministrative dell’intero comprensorio. L’economia delle grandi industrie in riva al mare, dei porti, commerciali e turistici, delle centrali nucleari, degli allevamenti ittici, dei cantieri navali, dei pontili petroli hanno fagocitato la vocazione e le potenzialità ambientaliste e turistiche di un luogo unico nel suo genere. Eppure l’economia ha creato occupazione e ricchezza, e oggi resta una risorsa alla quale non si può rinunciare, anche a causa di una rapida emorragia in fase di accelerazione di centinaia di posti di lavoro perduti. Allora è arrivato il momento di affidarsi anche alla rinnovata coscienza sociale che gli addetti ai lavori vogliono esprimere, come sostengono gli operatori portuali. Un associazione giovane, ma tuttavia già in prima linea nella promozione di una nuova idea di armonia economica tra le tante attività conviventi nel Golfo. Tutto all’insegna di una maggiore chiarezza per tutti, specie riguardo al porto commerciale, alla sua vocazione, alle sue prospettive, alla quantità dei traffici marittimi e alla qualità del business. Un invito cui hanno di buon grado aderito gli operatori portuali, che rivendicano la volontà di avere un porto meno oscuro e più aperto all’esterno, alla cittadinanza. Un’economia che muove decine di milioni di euro e occupa ben 400 persone, le quali, come nel caso degli stessi operatori, devono anche poter decidere delle scelte programmatiche attualmente in essere tra Comune di Gaeta e autorità portuale: come per il piano regolatore portuale. Insomma il tema della concertazione tra enti, politica, operatori, imprenditori, cittadinanza, Comuni, è il filo rosso imprescindibile per conciliare le numerose esigenze. Eppure tutti lamentano una gestione complessiva deficitaria sotto il profilo della governance e lo scarso coinvolgimento dei soggetti interessati dalle diverse iniziative tese a favorire lo sviluppo della portualità del Golfo. Manca per alcuni quella che viene definita conurbazione, cioè la logica conseguenza del fatto che se numerosi Comuni e popolazioni convivono nello spazio di pochi chilometri, temi ambientali quali l’impatto e la sostenibilità non possono evidentemente essere appannaggio solo di qualcuno, secondo il modello applicato nel caso dello spostamento del pontile dei petroli da Gaeta a Formia che i cittadini hanno vissuto alimentando la cosiddetta sindrome Nimb (not in my backyard – non nel mio giardino). E deve essersene accorta anche la Regione Lazio, oggi interessata a sviluppare un progetto che rilanci al centro del turismo e del commercio dell’intero Mar Mediterraneo, proprio la parte di Tirreno che forma il Golfo di Gaeta. Una idea condivisa con la politica locale e riassunta in un dossier che propone un ventaglio di soluzioni per fronteggiare i problemi e mettere in rete il sistema della partecipazione e della condivisione. Sarà con buona probabilità istituita una cabina di regia per il turismo e l’economia del mare, come accaduto per la sanità, al fine anzitutto di sconfiggere i reati ambientali e i pericoli che incombono sugli ecosistemi marini, umani e paesaggistici. Realtà complesse come quelle presenti, già annoverate, gridano anche loro la necessità di vedere nascere un nuovo modello di sviluppo, senza il quale, le stesse attività commerciali sono messe a repentaglio. E con loro i posti di lavoro e l’economia. Eppure un nuovo ed efficace rilancio resta possibile, e in questo senso l’opinione pubblica svolge un ruolo fondamentale, solo con poteri meno forti e un fattivo coinvolgimento popolare sulle scelte che si operano, oltreché maggiori e più efficienti controlli al territorio.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInBuffer this pageEmail this to someone

Articoli Correlati

Comments are closed.

« »