Agro Pontino, territorio da bere. La provincia di Latina è una delle zone italiane più ricche di vini Doc, con una straordinaria offerta varietale

Gen 7 • RUBRICHE, SAPORI • 2061 Views •

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Aprilia Doc, Cori Doc, Circeo Doc, Moscato di Terracina Doc e Castelli Romani Doc. Sì, in provincia di Latina si producono anche vini a Denominazione d’origine controllata Castelli Romani. Alcune zone infatti dei comuni di Aprilia, Cisterna e Cori rientrano nell’area di questa Doc. E c’è qualche cantina che «sforna» etichette con tale marchio. Quello pontino è uno dei territori italiani con il più alto numero di Doc. E i vini di Aprilia inoltre sono stati tra i primi a conquistare la Denominazione di origine controllata.

Gli ultimi invece sono stati i Moscato di Terracina. L’hanno ottenuta nel 2008. Quattro le tipologie previste dal disciplinare di produzione: Moscato di Terracina secco, Moscato di Terracina amabile, Moscato di Terracina passito e Moscato di Terracina spumante. Quattro tipologie comunque che già erano prodotte dalla cantine locali. L’area interessata comprende tutto il territorio dei comuni di Monte San Biagio, di Terracina e di Sonnino. Prima della concessione della Doc, quella del Moscato di Terracina era un’uva a duplice attitudine e come tale la sua destinazione era stata regolamentata: solo il 40% della produzione poteva essere vinificata, mentre il restante 60% doveva essere venduto come uva da tavola.
E’ una delle uve più aromatiche. Secondo un test condotto alcuni anni fa dal Centro studi assaggiatori di Brescia, il suo aroma è evocativo, rilassante, aristocratico, sensuale e portatore di un umore estremamente positivo. Un aroma capace di «ispirare il piacerepersonale ma anche la gioia della compagnia, che si addice a un consumatore giovane e innovativo».
Ma perché il Moscato ha un così caratteristico profumo? «Perché – sostennero gli studiosi – è un vitigno in grado di sintetizzare molecole odorose molto particolari che, immagazzinate per la maggior parte nella buccia degli acini, sono in grado di trasferirsi tanto nel vino quanto nella grappa conferendo a questi prodotti una notevole profondità d’aroma. I ritratti tracciati con i nuovi metodi ad alta definizione, come il Big sensory test – conclusero- si sviluppano sulle direttrici di ben quattro delle sei categorie fondamentali di odori: floreale, fruttato, vegetale e speziato.Ma la cosa più interessante ottenuta operando con questo metodo nella versione analogica affettiva è che gli assaggiatori trovano nell’aroma di Moscato una capacità di rilassare». E’ un vino da meditazione: da sorseggiare con gli amici, magari davanti a un bel dolce di crema e cioccolata.

Tornando alle cinque Doc, esse sono la dimostrazione che l’Agro Pontino è da sempre una terra di vini. Oltre alle etichette a Denominazione d’origine controllata, si producono inoltre molti vini Igt (Identificazioni geografica tipica), diverse bottiglie ricavate da uve di vitigni autoctoni e parecchi etichette sperimentali, ossia vini frutto della sperimentazione vitivinicola che alcune aziende agricole hanno avviato nei loro vigneti. La prima a introdurre la coltivazione di vitigni esteri,perlopiù francesi, è stata una trentina d’anni fa l’Azienda agricola Casale del Giglio de Le Ferriere. Il suo esempio fu poi seguito da altre cantine locali, come la Cooperativa Colle San LorenzoTenuta Pietra Pinta di Cori e le Cantine Lupo di Borgo Montello.
Di pari passo con l’innovazione colturale di queste aziende c’è stato il recupero della coltivazione delle uve locali. Un discorso, questo,non ancora terminato poiché alcuni produttori stanno ancora riscoprendo e ripiantando antichi vitigni pontini a rischio estinzione,come l‘Abbuoto. Insomma sono finiti i tempi in cui la vitivinicoltura pontina – insieme con quella laziale – era considerata la cenerentola dell’enologia italiana. L‘eccellenza dei suoi vini e i traguardi raggiunti l’hanno proiettata nell’olimpo delle migliori etichette italiane. Non è più una sorpresa ormai trovare vini pontini in qualche prestigiosa enoteca o rinomato ristorante delle regioni italiane più famose, enologicamente parlando.

TUTTI I VINI AUTOCTONI
Sono nove i vitigni autoctoni della provincia di Latina: sei a bacca bianca e restanti tre a bacca rossa. Eccoli, questi ultimi: Sanginella Nera, Cecubo o Abbuoto e il Nero Buono di Cori. La Sanginella Nera deve la sua diffusione ai Saraceni, che nel ‘300 dalla Sicilia penetrarono nel Golfo di Gaeta e qui contribuirono a svilupparne la coltivazione. Ha un grappolo piccolo, con acini altrettanto piccoli e tondi. Il vino, dagli spiccati profumi, ha uno straordinario colore rosso rubino intenso.
Quando è giovane, è un po’ allappante.Con le sue uve (più il 20% di uve Montepulciano) la Casa vinicola Ciccariello di Gaeta produce il Saracino, un vino dal colore rosso rubino intenso con riflessi violacei e dal gusto ampio e persistente, con un accentuato profumo di vaniglia. Il rosso invece che si ricava dal Cecubo, un vitigno di origini antichissime, è secco, leggero e molto fruttato. Solo da qualche anno i vignaioli pontini sono tornati a coltivarlo.
Ma nessuno lavora le sue uve in purezza: vengono utilizzate in due uvaggi con cui l’Azienda Monti Cecubi di Itri e la cantina Terre delle Ginestre di Spigno Saturnia ricavano rispettivamente il Terrae D’Jtri e il Primitivo, due rossi particolari. Infine, i vini che si ricavano dal Nero Buono di Cori hanno un colore rosso intenso e un sapore molto gradevole e armonico, con un caratteristico odore vinoso.
E’ uno dei più antichi vitigni coresi e le sue uve vengono lavorate in purezza da tutte le cantine locali. Il grappolo di questo vitigno è sferico, di media grandezza, con una buccia spessa e pruinosa.
I suoi acini, dalla polpa non colorata ma zuccherina e succosa, hanno solo due piccoli vinaccioli. Fu grazie a   che le piantagioni del Nero Buono si svilupparono.
Il celeberrimo patrizio romano infatti, stanco delle lotte di potere e degli intrighi della futura Città Eterna, si ritirò a Cori dedicandosi per l’appunto alla cura e alla coltivazione dell’uva. La Cooperativa Cincinnato, una delle più grandi cantine coresi, è stata chiamata così in omaggio proprio a lui e alla sua passione per l’arte enologica. Per quanto riguarda i vitigni a bacca bianca, uno dei più antichi è il Bellone.
Con le sue uve si ottiene in genere un vino di pronta beva, morbido e profumato. Fino a una
quindicina d’anni fa era utilizzato solo negli uvaggi con il Trebbiano e la Malvasia. Adesso viene prodotto in purezza e le sue caratteristiche organolettiche cambiano da zona a zona. La prima cantina a produrlo in purezza è stata la Santa Maria di Borgo Santa Maria. Il suo è un vino con sentori di fiori di campo e profumi spiccati dalla terra da cui proviene. Solathio è vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli e dal sapore asciutto. Invece il Bellone dell’azienda vitivinicola biologica I Pampini di Borgo Sabotino ha un bouquet intenso e persistente, con sentori erbacei e note di minerale.
Anche l’Arciprete bianco peloso è un antica varietà. Si coltiva solamente a Cori. Ha il grappolo più corto, più spargolo e più tozzo di quello del Bellone. Il suo vino è un po’ frizzante e molto saporito. Mentre le uve del Bombino o Ottonese si produce un vino secco, fresco e armonico,con un odore vinoso. Medio-grande e cilindrico conico, il suo grappolo è spesso alato. E’ tipico della zona della pianura pontina confinante con Anzio e Nettuno. Sia il Greco Giallo sia il Greco Moro invece si coltivano in diverse zone dell’Agro Pontino. Il primo è una varietà di alto pregio e con le sue uve – ricche di zuccheri – si ottiene un vino dalle caratteristiche organolettiche simili al Sauvignon giallo. Uve che però in genere vengono aggiunte a quelle del Bellone e della Malvasia di Candia. Malvasia di Candia che è un tipico vitigno laziale che si coltiva anche in Agro Pontino. E proprio alla Malvasia
di Candia è affine il suo vino, senza però la persistenza amarognola. Dal colore giallo cupo, la buccia delle sue uve è molto punteggiata.Infine il Moscato di Terracina, il suo grappolo, di dimensione medio-grande, è cilindrico-conico e spesso alato (un’ala sola), con acini arrotondati e lievemente appiattiti.

di Roberto Campagna

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