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Dati Export 2016: Latina rappresenta quasi un terzo dell’intero valore del Lazio

Nov 7 • DALLE ASSOCIAZIONI, PRIMO PIANO • 446 Views •

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L’osservatorio economico della Camera di Commercio di Latina Osserfare ha reso noti i dati dell’export relativi al I semestre 2016.
Si delinea un quadro con qualche ombra sia a livello nazionale che provinciale.
Non sorprende” – ha commentato il Commissario straordinario della Camera di Commercio di Latina Mauro Zappia – “in un contesto nazionale di minore vivacità il risultato negativo della provincia di Latina, che interrompe per la prima volta la crescita senza soluzione di continuità degli ultimi anni, e dunque ha un impatto emotivo che va senz’altro ricondotto oltre agli scenari internazionali, anche ad una sorta di fisiologico assestamento dopo, peraltro, un anno particolarmente positivo come il 2015. Nonostante il calo Latina rappresenta oggi quasi un terzo dell’intero valore esportato da tutta la regione Lazio. E’ certamente importante continuare a mantenere un’attenzione costante sulle dinamiche legate all’export, che spesso sono state trainanti in alcuni settori strategici dell’economia provinciale, come conferma la positività del dato relativo all’agricoltura”.
In provincia di Latina, infatti,” – ha concluso il commissario Zappia – “il settore agricolo mostra performance di gran lunga al di sopra delle dinamiche registrate a livello nazionale in termini di crescita delle esportazioni. Ci auspichiamo che mantenga questi ritmi di crescita cercando eventualmente ulteriori mercati di sbocco. Diversamente, per la peculiarità del manifatturiero in provincia, caratterizzato dalla incidenza preponderante del farmaceutico, sarà necessario attendere le prossime rilevazioni per verificare se è in atto una effettiva inversione di tendenza oppure se si tratti di una dinamica temporanea, legata alla realizzazione di nuovi prodotti per i quali si sono avuti brevetti in esclusiva e quindi in fase di nuova commercializzazione”.

La situazione nazionale

Il rallentamento del commercio internazionale, con la flessione dei mercati extra-UE, nonché il calo dei prodotti energetici qualificano lo scenario attuale, che per quanto attiene gli scambi commerciali con l’estero che mostrano dinamiche meno convincenti, in relazione a segnali contrastanti ed in alcuni casi sintomatici di un rallentamento in atto.
Al 30 giugno dell’anno in corso, infatti, su scala nazionale il valore delle vendite all’estero registra un lieve calo tendenziale (-0,04%); si tratta di una flessione di minima entità, tuttavia indicativa di una inversione di tendenza, rispetto alle dinamiche espansive del 2015. A questo si deve aggiungere anche il fatto che si è evidenziata una riduzione anche del valore degli acquisti oltre confine pari al – 2,95%. Vedremo prossimamente se tale esito è da considerarsi un segnale di rallentamento dell’economia nazionale, essendo il livello delle importazioni direttamente collegato anche ai consumi e di conseguenza anche all’andamento dell’inflazione, e dunque sintomatico di un rischio deflattivo che non promette niente di buono. Senz’altro su tali dinamiche incide in maniera rilevante anche il calo del prezzo dei prodotti energetici (il petrolio in primis), ma in ogni caso è determinato da un basso livello di consumi ed investimenti, circostanza che peraltro si riscontra anche su scala europea.
Gli esiti delle dinamiche sopra riportate conducono comunque ad un avanzo commerciale con l’estero, per un saldo positivo in valore assoluto pari a poco più di 23 miliardi di Euro, in crescita del 30,79% rispetto alle risultanze riferite all’analogo periodo dello scorso anno.
Disaggregando il dato nazionale per aree geografiche, va sottolineato il buon risultato delle esportazioni dell’Italia meridionale, che mostra un incoraggiante variazione positiva a due cifre (+11,05% rispetto al primo semestre dello scorso anno); mentre risultano in lievissima flessione l’Italia settentrionale (nord-ovest e nord-est considerati complessivamente) e l’Italia centrale (-0,41%). In sintesi, si conferma il ruolo di leadership sui mercati internazionali del nord Italia, che spiega quasi i ¾ del totale dell’Export italiano.

Il quadro riassuntivo riferito alle ripartizioni territoriali viene esposto nella tabella sottostante:

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Alla fine di giugno 2016, la performance all’estero delle merci italiane supera i 206 miliardi di euro che, come già sottolineato, è leggermente inferiore al risultato dello scorso anno, con la scontata conferma della Manifattura, settore trainante dell’export nazionale; al riguardo, l’industria conferma nel primo semestre un valore superiore ai 198 miliardi di euro, pari al 95,9% delle vendite nostrane sui mercati internazionali (peso invariato rispetto al I semestre 2015), dimostrando ancora una volta di essere il punto di forza della nostra economia.
L’incremento delle vendite dei prodotti agricoli, che superano i 3 miliardi di euro (+1,66% la variazione semestrale), attesta il consolidamento dei traguardi raggiunti dopo l’exploit dei primi sei mesi del 2015 in cui si registrò un balzo del 12,29%, ed è da ritenersi particolarmente significativo, atteso che l’embargo verso la Russia ha fortemente penalizzato le prospettive di crescita in un mercato particolarmente promettente per l’agricoltura italiana. Gli altri comparti sono residuali sia in termini di valori che di peso.
Nella tabella successiva il quadro riepilogativo delle importazioni ed esportazioni nazionali suddiviso per settori.

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Disaggregando ulteriormente il dato, le esportazioni industriali sono guidate del segmento dei Macchinari ed apparecchiature, che collocano all’estero oltre 37 miliardi di euro di merce, quasi 1/5 delle vendite della manifattura italiana; trattasi di macchinari utilizzati nell’industria, nelle costruzioni (motori e turbine – pompe e compressori – macchine di sollevamento ecc..) e nell’agricoltura. Al secondo posto si collocano i Mezzi di Trasporto (con oltre 24 miliardi di euro), per una quota pari al 12,31% dell’intero comparto ed infine il Tessile ed abbigliamento (poco meno di 24 miliardi di euro), che corrispondono al 12,05% del totale.
Rispetto allo stesso semestre dello scorso anno, gli Strumenti elettronici ottici e di precisione mostrano la variazione più marcata (+4,79% l’incremento), sebbene si tratti di un segmento meno significativo in termini di valori complessivi venduti sui mercati esteri (circa 6miliardi e mezzo di euro); seguono gli Articoli in gomma e materie plastiche, con un +3,49% (risultato positivo influenzato dall’incremento delle esportazioni nei materiali plastici per le costruzioni e nel prodotti del distretto della ceramica) ed infine l’Industria alimentare, con un +3,20%. Al riguardo, su tale performance può avere influito l’Expo 2015, che ha rappresentato una vetrina internazionale per il settore food italiano; infatti, all’interno di tale comparto i prodotti leader in termini di valore esportato sono le bevande (vino) e le paste alimentari, che complessivamente rappresentano più del 40% dell’export alimentare.
Per chiudere il quadro nazionale vale la pena soffermarsi sui principali sbocchi commerciali; a tal proposito si conferma, e non poteva essere altrimenti, l’Europa il cliente migliore della produzione italiana: ammonta a 139miliardi di euro il valore della merce venduta nel continente europeo, in crescita tendenziale del 1,85%, per una quota pari al 67% delle vendite all’estero. Subito dopo troviamo le destinazioni asiatiche, verso le quali sono stati venduti beni e servizi per un valore di poco superiore ai 29miliardi (14,2% la quota sul totale dell’export); a seguire il continente americano, che ha acquistato merci per un controvalore di circa 25miliardi e mezzo, che rappresentano il 12,46% del totale esportato alla fine del mese di giugno scorso.
Nella tabella seguente il dato nello specifico:

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In sintesi, la lieve flessione delle esportazioni italiane è da attribuirsi al rallentamento delle destinazioni extra-UE (-3,9% rispetto al primo semestre 2015), mentre i mercati UE mostrano complessivamente una crescita del 3,1%.

La provincia di Latina e i mercati internazionali

Con un valore delle merci pontine collocate sui mercati internazionali di poco superiore ai 2miliardi e 900milioni di euro, la prima porzione d’anno mette a segno un deciso rallentamento delle vendite all’estero della nostra provincia (-10,92% la variazione tendenziale).
Significativo il peggioramento del saldo della bilancia commerciale provinciale, in rosso per circa 139milioni e 253mila euro nel primo semestre, a fronte dell’avanzo riferito all’analogo periodo dello scorso anno di circa 425milioni e mezzo di euro. Tale esito è la risultante della contrazione tendenziale delle esportazioni per 356milioni e del contestuale sostanzioso incremento delle importazioni (+7,37% la variazione percentuale) realizzatosi esclusivamente nei primi 3 mesi del 2016. Il grafico di seguito indicato illustra l’andamento tendenziale trimestrale delle importazioni e delle esportazioni provinciali ed il relativo saldo commerciale con l’estero:

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Il confronto a livello provinciale nell’ambito della regione Lazio mostra come le esportazioni presentino valori di decrescita rispetto al I semestre del 2015 in tutte le province, escluso il reatino, tuttavia meno significativo in relazione al ridotto valore dei flussi in uscita.
Il dato della provincia di Latina risulta di gran lunga il più significativo rispetto alle altre realtà laziali, contribuendo alla flessione su scala regionale; diversamente, le contrazioni riferite alla Capitale (- 1,12%) ed alla provincia di Frosinone (-1,76%) sono più contenute.
Al riguardo, si ribadisce che il confronto per la nostra provincia in termini tendenziale è penalizzante atteso, come già ribadito, che lo scorso anno si è registrato il boom delle vendite all’estero; tuttavia, allargando l’orizzonte temporale ad un periodo più lungo, emerge che solo nell’ultimo quinquennio le vendite sui mercati internazionali della nostra provincia sono cresciute di circa il 70%, a fronte del 13% nel Lazio; peraltro, Latina è giunta a rappresentare quasi 1/3 dell’intero valore esportato da tutta la regione, a fronte del 20% a giugno 2012. Dunque gli esiti dell’anno in corso, andranno senz’altro monitorati seguendo con attenzione le dinamiche dei prossimi mesi, ma vanno comunque valutati tenendo conto, appunto, delle considerazioni sinora espresse.
Ad ogni modo il riepilogo per province del Lazio viene illustrato nella successiva tabella:

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Per avere un quadro d’insieme delle esportazioni laziali, il grafico seguente mostra visivamente come si differenzino le varie province per quote di export:

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Disaggregando il dato complessivo locale in funzione delle principali destinazioni, emerge che la performance negativa delle esportazioni pontine è stata determinata, in controtendenza rispetto alle dinamiche nazionali, principalmente dalla flessione delle esportazioni verso l’Europa nella misura del -13,44%, passando da poco meno di 3 miliardi di euro a giugno 2015 al poco più di 2 miliardi e mezzo di euro di merci vendute nel primo semestre di quest’anno.
Contestualmente si è verificato ad un incremento tendenziale delle esportazioni verso i continenti americano (+15,72%) e asiatico (+12,5%), tuttavia il valore modesto di tali flussi (complessivamente appena il 10% del totale) non è stato sufficiente a bilanciare la contrazione determinatasi in ambito europeo, che assorbe l’87% dell’export pontino.
Di seguito la tabella riepilogativa dei flussi commerciali con l’estero suddivisa per continenti:

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In relazione ai singoli paesi che costituiscono i migliori clienti dei prodotti e servizi della provincia, per quanto riguarda l’Europa, su tutti svetta il Belgio (65,35% dei flussi verso l’UE), principale mercato di sbocco dell’export del comparto farmaceutico locale, con un valore di oltre 1miliardo e 600milioni di euro venduti, in flessione tendenziale del 9%. Subito dopo, anche se a grande distanza, la Germania (7,74% del totale esportato in Europa) e i Paesi Bassi (7,67%), anch’essi in calo del 7% ognuno.
In relazione al continente americano, sono gli USA il primo cliente delle imprese pontine, con il 71,79% dei flussi di merce destinati oltre oceano, per un valore che ha raggiunto una cifra superiore ai 136milioni di euro ed un incremento tendenziale che sfiora il 30%.
Al secondo posto il Messico (8,49% del totale esportato nel continente americano) che ha superato il Canada (7,81%), da sempre tra i migliori clienti americani.
Infine per quanto riguarda l’Asia, emerge in maniera inequivocabile il dato registrato per la Cina, che rappresenta di gran lunga il primo paese asiatico verso il quale vengono esportate le merci della provincia, con un valore di export che alla fine del I semestre di questo anno ha raggiunto una cifra superiore ai 42milioni e mezzo di euro (valore ancora modesto), ma con un incremento esponenziale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando il valore delle merci esportate non raggiungeva i 7 milioni di euro.

Le dinamiche settoriali in provincia di Latina

Come abbiamo più volte sottolineato, il manifatturiero e l’agricoltura sono i settori trainanti dell’export della provincia di Latina, spiegando questi quasi la totalità dei flussi verso l’estero come, del resto avviene per l’intero Paese; su questi andremo a soffermarci, allo scopo di analizzarne le dinamiche.
Nella successiva tabella riportiamo il dato riepilogativo generale riferito al I semestre dell’anno in corso:

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L’Export dell’Agricoltura

Alla fine di giugno di quest’anno, il settore agricolo della provincia di Latina ha fatto registrare una buona performance, con valori di incremento dell’export nettamente superiori a quanto rilevato su base nazionale; un dato sicuramente lusinghiero, considerato che da sempre è un settore di punta a livello provinciale.
L’ammontare del valore delle merci esportate è ancora abbastanza contenuto, ma ha comunque superato i 108 milioni di euro, di cui la gran parte (94%) destinata sul mercato europeo, dove ha messo a segno una crescita del 4,83%.
Al secondo posto troviamo il continente americano verso il quale si esportano merci per un controvalore abbastanza contenuto e di poco superiore ai 4 milioni e 200mila euro, ma con un incoraggiante incremento del 49,08% rispetto al I semestre del 2015.

Di seguito i dati riassuntivi per continenti:

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Guardando ai nostri migliori clienti, al primo posto troviamo la Germania, che acquista dal nostro territorio prodotti agricoli per un valore di poco inferiore ai 60milioni di euro, pari quasi alla metà dei flussi diretti in Europa, per un incremento tendenziale del 4,98% rispetto all’analogo periodo del 2015.
Al secondo posto, a notevole distanza, sempre in ambito europeo, si colloca la Polonia con oltre 10milioni di euro per un peso relativo pari al 10,41% del totale. Anche se si tratta di valori molto contenuti, va evidenziato un generale incremento delle esportazioni agricole verso i paesi dell’est Europa, cosa che, quasi sicuramente, è una indiretta conseguenza delle sanzioni economiche introdotte nei confronti della Russia, a seguito dei noti fatti dell’Ucraina.
Da sottolineare, tra i paesi extraeuropei, il crescente appeal dei nostri prodotti agricoli negli USA, che hanno acquistato merci per un controvalore superiore ai 3milioni e 900mila euro, in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del 51,6%. Dato che conferma un trend positivo molto interessante.
Per quanto riguarda la tipologia di prodotti esportati, in maggior parte si tratta di “Colture agricole non permanenti” (cereali, ortaggi), per un valore di oltre 79 milioni che attesta una crescita tendenziale del 10% ed un peso pari a quasi i ¾ delle vendite all’estero del comparto agricolo locale.
In contrazione (-6,04% la variazione rispetto al I semestre 2015), invece, le esportazioni delle “Colture agricole permanenti” (frutta, uva..), il controvalore è di poco superiore ai 17 milioni di euro.
Il quadro riassuntivo nella tabella successiva:

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L’Export del Settore Manifatturiero

Come più volte ribadito, l’industria manifatturiera rappresenta il settore leader dell’export italiano e ciò avviene anche a livello locale, dove è il comparto Chimico-Farmaceutico il fattore dominante in termini di scambi con l’estero e le cui performance influenzano gli esiti complessivi del comparto industriale pontino. Infatti, come avvenuto nelle precedenti rilevazioni, anche nel I semestre 2016 la variazione, questa volta negativa, riferita al segmento Chimico-Farmaceutico decide delle sorti delle dinamiche complessive esportative della nostra provincia.
Le flessioni tendenziali semestrali dell’11,35% e del 15,55% rispettivamente dei segmenti farmaceutico e chimico riportano i valori delle vendite all’estero su valori comunque superiori al quanto evidenziato a giugno 2014; chiaramente, occorrerà valutare le dinamiche di mercato nelle prossime rilevazioni, per appurare se si tratti un singolo episodio, oppure se si è innescata una inversione di tendenza. Al riguardo, il grafico seguente mostra le dinamiche rilevate nell’ultimo quinquennio:

Grafico 2: Esportazioni in valore e Var.% tendenziale del settore Chimico-farmaceutico della Provincia di Latina

(milioni di euro) – Serie storica

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Occorre, inoltre, sottolineare che il farmaceutico alla fine di giugno mostra anche un incremento delle importazioni (+18,7%), che in un comparto prettamente di trasformazione e caratterizzato da imprese multinazionali operanti in diversi paesi con relativi scambi infragruppo, può essere considerato comunque un segnale non negativo; lo stesso non può dirsi per il chimico, dove allo stesso tempo sono diminuite anche le importazioni (-10,08%).
Ad ogni modo, tornando all’intero comparto manifatturiero, a fine giugno si evidenzia un valore complessivo di esportazioni pari a poco più di 2miliardi e 790milioni di euro, per una contrazione tendenziale dell’11,44% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.
Per quanto attiene i principali mercati di sbocco, la destinazione più frequente è l’Europa, e non è certo una sorpresa, ma con una significativa contrazione (-14,08%) rispetto al giugno 2015, per i motivi sopra citati. In aumento invece le esportazioni verso il continente americano (+15,4%) e verso l’Asia (+13,42%). Il dato riassuntivo per continenti viene esposto nella successiva tabella:

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Passando a disaggregare il comparto nei vari settori si nota una contrazione delle esportazioni generalizzata, che replica quanto evidenziato anche su base nazionale. Oltre all’evidente calo del farmaceutico e del chimico, su cui ci si è già soffermati, anche gli altri segmenti condividono dinamiche di contrazione. Tralasciando i prodotti energetici che hanno un valore risibile in termini di export, è esclusivamente il tessile ed abbigliamento a mostrare una variazione positiva (+15,57%) delle vendite all’estero, ma anch’esso spiega una quota esportativa molto ridotta.
Nella tabella sottostante il quadro riepilogativo della Manifattura in provincia di Latina.

Tabella 8: Import – Export Latina – Settore Manifatturiero – I semestre 2016

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Dall’incrocio tra le merci collocate all’estero e le destinazioni finali emerge che, mentre in Europa prevalgono contrazioni diffuse, la performance dell’industria locale è migliore sul mercato USA, dove crescono, infatti sia i segmenti del Chimico-farmaceutico (+16,7% la variazione tendenziale), come anche i Macchinari e altri apparecchi, che passano da poco più di 8milioni e 400mila euro di merce venduta nel primo semestre 2015, a quasi 16milioni di euro a giugno scorso (+87,49%!).
Buona anche la performance del Tessile ed abbigliamento, sebbene in termini assoluti si tratti di valori estremamente contenuti (poco oltre i 2 milioni di euro).
Anche nel mercato asiatico il ruolo del leone è svolto dal Chimico-farmaceutico, sebbene la variazione dell’ultimo semestre sia negativa; diversamente l’industria alimentare registra una crescita significativa (+36,31%), trainata dalla categoria degli Oli e grassi vegetali e animali che vengono esportati prevalentemente in Cina e Giappone.

Considerazioni finali
Alla fine del I semestre di questo anno, i dati relativi agli scambi con l’estero hanno messo in evidenza, come accennato già nel discorso introduttivo, una lieve inversione di tendenza delle esportazioni, accompagnata però da una riduzione in misura anche maggiore delle importazioni. Questo non è un segnale particolarmente positivo, perché se è vero che il valore delle importazioni in parte può dipendere dal minor prezzo dei prodotti energetici, non bisogna trascurare il fatto che l’Italia è un Paese con una forte tradizione manifatturiera di trasformazione dei prodotti e, dunque, il calo delle importazioni può essere indicativo di una generalizzata riduzione della domanda. In un quadro interno, caratterizzato da valori di crescita risibili e con consumi stagnanti in generale, non si tratta di buoni presagi per il sistema paese, soprattutto considerando quanto, in questo quadro di economia asfittica, sia stato importante l’export negli ultimi anni per il sistema economico nazionale. E’ innegabile che quanto rilevato su base nazionale e locale sia una conseguenza del rallentamento della domanda mondiale, come sottolineato anche recentemente dall’OCSE nell’Interim Economic Outlook di settembre 2016, nel quale si sottolinea che i paesi più avanzati mostrano un rallentamento della crescita che solo parzialmente viene bilanciata dalla crescita dei paesi emergenti in rallentamento rispetto ai valori degli scorsi anni, per via delle recessioni in atto in primis in Brasile; ma anche le tensioni economiche con la Russia penalizzano gli scambi commerciali, considerato che si tratta di un ottimo cliente soprattutto nel settore dei beni di lusso.
A questo panorama si deve aggiungere anche un rafforzamento dell’Euro rispetto alle altre divise, cosa che rende più care le esportazioni; allo stesso tempo non si è assistito ad una rivalutazione del dollaro (anche se in prospettiva dovrebbe essere prossima), per cui l’aspetto monetario ha le sue conseguenze non trascurabili sugli scambi commerciali mondiali.
Occorre inoltre tenere conto delle conseguenze che sul mercato globale avrà la Brexit, oggi ancora non evidenti, tenendo conto del deprezzamento della sterlina nei confronti sia del dollaro che dell’Euro, in un paese come la Gran Bretagna in cui la manifattura non esiste praticamente più e che deve importare la quasi totalità dei prodotti. A tutto ciò si deve aggiungere anche che, nei prossimi mesi, si prospetta un rialzo del prezzo dei prodotti petroliferi, tenendo conto dell’accordo all’interno dell’OPEC per contingentare la produzione petrolifera, in modo da permettere il rialzo del prezzo del greggio.
Nel quadro internazionale complessivo, il nostro Paese dovrà cercare soluzioni che innalzino la competitività dei prodotti e dei servizi (miglioramenti di gamma), attraverso necessari investimenti per innovare la produzione senza trascurare la penetrazione in nuovi mercati.
E’ vero che la posizione competitiva italiana conferma l’assoluta eccellenza di alcuni settori (tessile e abbigliamento, materiali da costruzione, macchinari e componentistica per la manifattura, industria alimentare, lo stesso farmaceutico), ma tutto ciò deve essere accompagnato anche dalla creazione di reti distributive ad hoc nei paesi obiettivo.

Fonte: Camera di Commercio di Latina

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