Diminuisce il divario di genere, ma l’Italia è sempre fanalino di coda per le imprese al femminile

Set 15 • NEWS PRO, PRIMO PIANO • 100 Views •

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L’imprenditoria femminile continua ad aumentare su scala mondiale, ma l’Italia resta nei bassifondi della classifica

Le ultime ricerche dimostrano che l’attività imprenditoriale delle donne è aumentata del 10%, su scala globale. Molte più donne in Europa sono ora ottimiste sulle prospettive di avviare un’impresa.
L’imprenditoria femminile è globalmente in aumento. L’anno scorso, 163 milioni di donne hanno avviato attività in 74 economie in tutto il mondo, mentre 111 milioni occupano un posto in aziende stabilite.

Secondo il Global Business Entrepreneurship Monitor (GEM) 2016/17 Women’s Report:
“Questo non solo mostra la grandezza degli impatti che le donne imprenditrici hanno in tutto il mondo, ma sottolinea il contributo che forniscono verso la crescita e il benessere delle loro società”, ha dichiarato la professoressa del Babson College e co-autrice del rapporto, Donna Kelley. “Le donne imprenditrici offrono redditi per le loro famiglie, occupazione per coloro che vivono nelle loro comunità e prodotti e servizi che portano nuovo valore al mondo che li circonda”.
Tra le 63 economie sondate, sia nella presente che nell’ultima relazione prodotta nel 2015, GEM ha rilevato che l’attività totale imprenditoriale (TEA) tra le donne è aumentata del 10% e il divario di genere (rapporto tra donne e uomini partecipanti all’imprenditorialità) è diminuito del 5% . Queste stesse economie mostrano un aumento dell’8% della proprietà delle donne nelle imprese consolidate.

La partecipazione femminile all’imprenditorialità in Europa rimane bassa ma la percezione dell’opportunità sta crescendo.

GEM classifica le economie in cinque livelli di sviluppo economico (utilizzando criteri identificati dal Forum Economico Mondiale) e sei regioni geografiche: l’Asia orientale e meridionale e il Pacifico, l’Europa e l’Asia Centrale, l’America Latina ei Caraibi, il Medio Oriente e il Nord Africa, Nord America , e dell’Africa sub-sahariana.
I tassi femminili di TEA variano dal 3% in Germania, Giordania, Italia e Francia al 37% in Senegal. In sole cinque economie in due regioni (Indonesia, Filippine e Vietnam in Asia e Messico e Brasile in America Latina), le donne hanno partecipato all’imprenditorialità a tassi uguali o superiori agli uomini.
Nonostante i tassi di TEA bassi, l’Europa brilla per avere donne più educate rispetto agli uomini imprenditori, il 22% in media.
Il 10% di tutte le donne imprenditrici intervistate gestiscono le proprie attività per conto proprio e non hanno intenzione di aggiungere dipendenti nei prossimi cinque anni. L’Europa ha la più alta frequenza di un’attività imprenditoriale gestita da una sola persona.

GEM, nel suo 18esimo anno di attività, ha acquisito un riconoscimento diffuso come lo studio longitudinale più autorevole dell’imprenditorialità nel mondo e, in quanto tale, offre preziosi dati per guidare la ricerca futura e il processo decisionale, nonché la progettazione di interventi che possano migliorare l’imprenditoria delle donne, ha dichiarato il direttore esecutivo GEM Mike Herrington.
I dati di questa ultima relazione evidenziano alcune tendenze chiave e paradossi, ha aggiunto :”Aumenta lo sviluppo economico e il livello di istruzione. Diminuisce la partecipazione imprenditoriale tra le donne, ma anche la discontinuità delle imprese si rallenta. Mentre il tasso di discontinuità femminile supera quello dei maschi nei primi tre livelli di sviluppo, anche se solo di circa il 10%”.
Da notare anche, per i responsabili politici, è la constatazione che, in media, le donne presentano una probabilità del 20% o superiore di citare la necessità come motivo per avviare una nuova attività rispetto agli uomini, specialmente nelle economie meno sviluppate. Un risultato positivo è che le donne imprenditrici hanno una probabilità di innovazione superiore al 5% rispetto agli uomini.
Sebbene non ci siano risposte chiare nel rapporto, i dati forniscono una base importante per il sostegno della crescita delle imprese femminili e la creazione di valore economico e sociale in tutto il mondo, ha commentato Mike Herrington.

Il professor Donato Iacobucci, referente di GEM per l’Italia e docente all’Università Politecnica delle Marche e Coordinatore alla Fondazione Aristide Merloni, commenta così il report di Gem.

« La pubblicazione del Woman’s Entreprenurship Report del GEM 2016-2017 assume particolare rilievo per l’Italia.

Il nostro paese si caratterizza, infatti, per una bassa propensione imprenditoriale della popolazione adulta (di fatto fra le più basse nel confronto internazionale) e per un’elevata differenza fra uomini e donne. Una migliore comprensione dei fattori specifici che determinano la scarsa propensione imprenditoriale delle donne è quindi di particolare rilevanza al fine di elevare la quantità e la qualità delle nuove iniziative imprenditoriali.

Al pari di quanto avviene per il tasso di imprenditorialità generale, anche per quello femminile l’Italia si colloca al penultimo posto fra i paesi avanzati nel valore del TEA (3,3%), un valore che è la metà di quello medio dell’area.

Il rapporto fra TEA femminile e TEA totale non è dissimile per l’Italia rispetto alla media (0,6). Questo fa pensare che i bassi tassi di attivazione imprenditoriali nelle donne siano in gran parte simili a quelli che giustificano i bassi tassi di vivacità imprenditoriale nella popolazione in generale.

Un dato positivo per l’Italia è costituito dal fatto che nel caso delle donne l’imprenditorialità per ‘opportunità’ è decisamente più elevata di quella per ‘necessità’. Questa differenza positiva si osserva sia nei confronti della media di area sia nei confronti della media italiana. Ciò può spiegarsi con il fatto che in Italia i sistemi di welfare e protezione sociale sono notevolmente capillari ed efficaci, riducendo la quota di persone (in questo caso donne) che hanno necessità di avviare un’attività imprenditoriale a causa dell’assenza di fonti di reddito alternative.

Nel cercare di comprendere i fattori alla base della scarsa propensione imprenditoriale che si registra in Italia, nella popolazione in generale e fra le donne in particolare, è rilevante esaminare la discrepanza fra la manifestazione di interesse per l’attività imprenditoriale (intenzione imprenditoriale) e la sua effettiva concretizzazione.

Innanzitutto si può notare che la differenza di genere fra donne e uomini è più accentuata, in Italia, nell’intenzione imprenditoriale piuttosto che nel TEA. Questo significa che la tendenza non è incoraggiante, poiché fra il 2104 e il 2016 vi è stata una significativa riduzione nell’intenzione imprenditoriale della popolazione femminile, dal 10,7% al 7,6 (-29%).

Per le donne come per gli uomini è inoltre molto elevata in Italia la differenza fra l’intenzione imprenditoriale e l’effettiva realizzazione. Su questa differenza pesano alcuni ritardi del sistema paese, che non facilitano la realizzazione delle aspirazioni imprenditoriali.

Le differenze con i paesi a più elevata propensione imprenditoriale sono evidenti in due ambiti: quello della percezione delle opportunità di business e quello della percezione delle capacità di saper sfruttare queste opportunità. In sostanza, non è carente la volontà di diventare imprenditori ma sono deboli le possibilità e le capacità per farlo. In questo ambito l’Italia sconta un notevole ritardo del sistema scolastico e della formazione terziaria che solo da pochi anni ha iniziato ad introdurre percorsi formativi utili a favorire le capacità imprenditoriali (come l’alternanza scuola lavoro o percorsi specifici di formazione all’imprenditorialità) [1].

Le forti differenze di genere nella propensione imprenditoriale si confermano anche quando si considerano fasce di popolazione maggiormente omogenee per area e formazione. Una recente indagine condotta sulla propensione imprenditoriale degli studenti dell’Università Politecnica delle Marche ha confermato che anche in una popolazione con elevati livelli di istruzione e a parità di percorso di laurea, permangono significative differenza fra donne e uomini sia nell’intenzione imprenditoriale, sia nell’effettivo coinvolgimento all’avvio di nuove attività »

 

Per il report completo clicca qui: http://gemconsortium.org/report

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