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Internet of Things: cos’è e come sta modificando i nostri rapporti

Dic 9 • PRIMO PIANO, TECNOLOGIA • 742 Views •

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ne parliamo con Giuseppe Monterosso, esperto in Information Communications Technology

Connessi, sempre più connessi. Se una volta era la “velocità“ la chiave di volta per conquistare un proprio ruolo di rilievo, soprattutto in ambito economico, ora è invece la capacità di crearsi e sviluppare il proprio network, la formula magica per conquistare fette di mercato. Soprattutto oggi dove la parola “connessione” non è più solo rapportata alle persone, ma in particolar modo alle cose. Connessi, sempre più connessi, dicevamo poche frasi fa. Ma è in realtà quanto sta accadendo oggi a livello mondiale, grazie a un nuovo fenomeno che può essere racchiuso in una semplice sigla: IoT, ossia internet of things o, per dirla all’italiana, l’internet delle cose.

L’Internet delle Cose – spiega ad IPMagazine Monterosso – è passato, in breve tempo, dai centri di ricerca alla vita di tutti i giorni. La sua ascesa è irrefrenabile tanto che ad oggi sono milioni gli oggetti usati dalle persone e connessi tra loro, fino a formare il più grande mercato del mondo… in potenza ma non in atto, usando in prestito concetti aristotelici. Almeno ora, almeno in Italia quando per atto si intende l’industria dell’Internet of Things.

Questo non significa che il cambiamento non sia in corso. E’ già sotto agli occhi di tutti, anche nelle azioni più quotidiane: quando paghiamo alla cassa appoggiando sul pos il chip del bancomat, quando riceviamo la bolletta del gas con la lettura esatta del contatore senza averla comunicata o quando, prima di andare in ufficio, verifichiamo sul nostro smartphone quale sia la strada meno trafficata. I più fortunati riescono anche a ricevere una notifica sul cellulare se le cialde della macchinetta del caffè stanno per finire o addirittura ordinare il detersivo su Amazon premendo un bottone collegato alla lavatrice di casa. Vi è anche poi chi è proiettato ancor di più verso il futuro, che guarda con ammirazione l’auto che si guida da sola!

L’IoT c’è, quindi, anche se manca ancora molto affinché diventi un’industria. Non manca però, e per fortuna, la creatività per accellerare questo processo. Una creatività che ha un nome: Startup.

Vi sono PMI nate alcuni anni fa dalla voglia di innovazione di giovani imprenditori, prima dell’avvento degli incubatori di startup, che sono state acquisite da multinazionali volenterose di accelerare i loro processi di innovazione e di aprire nuovi mercati. Per citarne alcune di successo:

Livio, fondata a Detroit da due ingegneri, il primo italiano l’altro americano, progetta e realizza software che integrano le automobili con smarphone e tablet. Ford ha rilevato l’azienda nel settembre 2013. I due ingegneri, dopo la vendita della loro startup a Ford, hanno creato a maggio 2014 una nuova startup, Tome, che sviluppa prodotti nell’ambito dell’Internet of Things.

Octo Telematics nasce in Italia e cresce puntando su soluzioni telematiche per l’assicurazione delle auto. Col tempo i servizi sono aumentati, e vanno dalla gestione dei dati al servizio antifrode per il trasporto, tutto attraverso la smartbox che invia ogni pochi secondi i dati di guida. È stata acquista a Febbraio 2014 da Renova Group, holding di investimento russa.

GoPago fondata negli Stati Uniti da due italiani, è stata acquisita da Amazon nel dicembre 2013. E’ un sistema di pagamento cloud-based che permette di ordinare e pagare delle merci prima di arrivare al negozio, un sistema che verrà integrato nei progetti di Amazon basati sulla vendita offline.

…e altre che cominciano a muovere i primi passi aiutate dagli incubatori:

BrainControl (Breed Reply, incubatore di Reply) è una startup italiana che ha sviluppato una tecnologia assistita controllata dalle onde celebrali e che permette a persone affette da patologie come SLA, Sclerosi Multipla, Lesione traumatica o ischemica, di comunicare con il mondo che li circonda. BrainControl utilizza la tecnologia “brain-computer interface” (BCI) che, attraverso un dispositivo posizionato sulla testa, interpreta la mappa elettrica corrispondente a determinate attività celebrali, consentendone l’impiego per controllare dispositivi esterni, come per esempio computer o tablet.

Apio (I3P, Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino) è una startup italiana che fornisce soluzioni hardware e software per l’Internet delle Cose.

“La creatività è un’astrazione che raggiunge forma significativa e concreta solo nel contesto di una relazione unica e particolare” (cit. Clark Moustakas) e diviene concreta quando il contesto nel quale si definisce raggiunge la dimensione esatta. Tale dimensione, su tre livelli a mio avviso, si materializza quando le idee sono tante (prima misura), il numero di oggetti è tale da essere pervasivo (seconda misura) e le regole per la comunicazione di questi oggetti sono uniche per tutti (terza misura).

In Italia, la prima dimensione è stata raggiunta da parecchi anni, appunto perché la creatività non è il punto debole, e sarà largamente superata negli anni a venire. La seconda è vicina e la terza ancora lontana. Secondo una ricerca del 2014 del Politecnico di Milano si contavano in Italia 8 milioni di oggetti connessi tramite sim ai quali andava aggiunto il mercato delle app che non usano le sim per comunicare: si intende comunicazione Wireless ossia WiFi e Bluetooth. Questa misura, la seconda, è destinata ad una rapidissima crescita quindi raggiungibile in breve tempo. Alla terza infine possiamo dare un nome preciso: interoperabilità standard. La presenza di tante piattaforme verticali che non comunicano tra loro e di molte alleanze che sviluppano standard proprietari, allontanano il raggiungimento atteso.

Mentre il contesto segue il suo percorso di realizzazione molti settori sono influenzati dall’internet delle cose, alcuni con prodotti già presenti sul mercato altri con prototipi che presto saranno industrializzati. In Italia, secondo la ricerca prima citata, i mercati più floridi saranno quelli delle:

smart city, con impatto nella gestione dei rifiuti, della mobilità e del risparmio energetico;

smart home che oltre al risparmio energetico strizzeranno l’occhio ai temi della sicurezza;

smart card tramite l’utilizzo di box Gps\Gprs già presenti nel mercato assicurativo da qualche anno.

Altri settori infine, quali manifattura, retail, moda, medicina e servizi, saranno influenzati dall’IoT nel breve-medio termine e non solo in forma di startup. L’Internet of Things è il futuro che comincia a vedersi.

Su Giuseppe Monterosso

Giuseppe Monterosso lavora nell’Information Communications Technology da circa 20 anni. Ha seguito progetti per lo sviluppo di soluzioni e processi, in aziende italiane operanti in vari settori merceologici. Collabora con riviste di settore.

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