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Intervista al Prof. Edoardo Ronchi, ex Ministro dell’Ambiente, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

Mag 30 • LE INTERVISTE • 2753 Views •

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Sviluppo sostenibile e green economy nelle parole di Edoardo Ronchi

L’ex Ministro dell’Ambiente, ora Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ribadisce la centralità del ruolo delle aziende e della tecnologia nelle iniziative “verdi”

di Daniele Triolo

Sviluppo sostenibile. Se ne parla tanto, da anni, per quanto riguarda la nostra nazione. Ma l’Italia è pronta ad abbracciare una politica ambientale a tutto tondo? Quali sono le reali potenzialità del Bel Paese?
“Dal summit delle Nazioni Unite del 1992 che a Rio lanciò l’Agenda per uno Sviluppo Sostenibile sono passati 20 anni e purtroppo il bilancio resta negativo: la situazione ambientale globale è decisamente peggiorata. L’Italia non si scosta dal quadro globale: la cementificazione del nostro territorio è cresciuta, così come è aumentato il rischio di dissesto idrogeologico, di frane e alluvioni, l’inquinamento dell’aria in molte città resta preoccupante, così come quello di diversi corpi idrici, fiumi e falde e la gestione dei rifiuti resta critica in non poche regioni. Va però anche detto che ci sono stati anche cambiamenti positivi: le aree naturali protette sono cresciute, in molti comuni abbiamo livelli molto alti di raccolta differenziata, le fonti energetiche rinnovabili sono fortemente cresciute, cominciamo ad avere un numero importante di imprese di green economy che operano in settori e per beni e servizi di elevato interesse ecologico. Queste novità positive ci dicono che anche in Italia abbiamo delle potenzialità, che potremmo avviarci su una via di uno sviluppo sostenibile. Del resto il nostro è chiamato Bel Paese proprio perché la sua immagine è legata a caratteristiche di qualità e di bellezza: ha quindi una particolare vocazione per beni e servizi di elevata qualità ecologica”.

In quali “settori” di sviluppo ecosostenibile bisogna lanciarsi a capofitto per cercare di riavviare il motore della nostra economia?
“Partirei dai settori dove siamo già ben avviati, dove stiamo già avendo risultati importanti: lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, l’efficienza e il risparmio energetico, il riciclo di diversi tipi di rifiuto, le filiere agricole di elevata qualità ecologica, programmi di riqualificazione urbana e sviluppo di una mobilità più sostenibile”.

Quale può essere il ruolo delle aziende in questo processo? Assume una centralità? Quali progetti possono essere messi in campo?
“Nell’avviare e sviluppare una nuova economia verde le aziende non possono non avere un ruolo di primo piano. Le aziende sanno meglio di tutti che per fronteggiare una crisi bisogna sapere innovare, differenziare, a volte convertire la propria produzione e, oggi ancora di più, sviluppare maggiore capacità di stare sui mercati internazionali. Le produzioni green offrono proprio queste possibilità, di innovare e riqualificare produzioni di beni e servizi e anche di competere maggiormente sui mercati internazionali. I progetti industriali che stanno avendo maggiore successo sono proprio quelli che sanno cogliere la nuova domanda di elevata qualità ecologica che riguarda fasce crescenti di consumatori su scala mondiale, che sanno cogliere il fatto che occorre valorizzare l’ambiente che sta diventando una risorsa più preziosa perché più scarsa”.

Come può la tecnologia moderna essere di supporto alle iniziative “green”?
“La tecnologia moderna non sempre ha favorito la sostenibilità ecologica: molte sostanze chimiche hanno creato notevoli problemi ambientali, abbiamo dovuto fare i conti con l’inquinamento radioattivo creato dalla fissione dell’atomo, nella crescita dei rifiuti incontriamo numerose sostanze tossiche e cancerogene che lo sviluppo tecnologico ha portato ad essere presenti in molti prodotti. La tecnologia potrebbe tuttavia dare anche un grande contributo se fosse indirizzata con maggiore determinazione verso l’ecoinnovazione di prodotti e di processi produttivi di beni e di servizi, finalizzata a minimizzare il consumo di risorse naturali e gli impatti sull’ambiente”.

Lei è stato Deputato, e poi Ministro: adesso, in qualità di Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, quale missione porta avanti?
“Nel 2008 ho lasciato l’impegno politico-parlamentare, qualche anno prima dell’attuale ondata di rottamazione, con la convinzione che l’impegno istituzionale dovesse avere ormai un termine e che dovessi impegnarmi in altre attività, più legate alla società civile. Da tempo avevo maturato la convinzione che, anche in Italia, come avviane nelle istituzioni europee, fosse necessario operare perché sulle grandi scelte ambientali, che richiedono tempi medio lunghi che non coincidono con quelli di una legislatura, si costruisse un’intesa di fondo molto ampia, oltre gli schieramenti politici. A questa prospettiva si lavora meglio se non si è direttamente schierati con un incarico istituzionale, ma se si opera a livello della società civile. La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile porta avanti proprio questa missione: promuovere la green economy coinvolgendo persone che, a prescindere dagli schieramenti politici, sono disposte ad impegnarsi su precisi contenuti, con particolare attenzione al mondo delle imprese, un mondo non facile, forse il meno facile per le politiche ambientali, ma indispensabile per non fare solo discorsi, ma realizzare politiche concrete di sviluppo sostenibile”.

Chi è Edoardo “Edo” Ronchi?
Il Prof. Edoardo Ronchi, nominato Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile nel settembre del 2008, è nato a Treviglio (BG) nel 1950, vive a Roma dal 1978, coniugato e con tre figli, è laureato in Sociologia all’Università di Trento. Attualmente docente di progettazione ambientale, corso di laurea in Architettura del Paesaggio, presso l’Università la Sapienza di Roma, è stato parlamentare, docente universitario e Ministro dell’Ambiente. Fra i fondatori dei Verdi Arcobaleno alla fine degli anni ’80 e della Federazione dei Verdi all’inizio degli anni ’90. Nel 2000, attraverso la Sinistra ecologista, ha aderito al partito dei Democratici di Sinistra, venendo successivamente nominato nella Segreteria nazionale. Fra i fondatori nel 2006 dell’associazione degli Ecologisti democratici, è stato eletto all’Assemblea costituente del Partito Democratico. Dal 2008 ha lasciato il Senato e non si è ricandidato, nè ha più assunto incarichi politici, dedicandosi a tempo pieno ad attività di studio, ricerca e formazione, in particolare con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Studioso ed esperto delle problematiche ambientali e dello sviluppo sostenibile, ha pubblicato numerosi testi.

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