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La mediazione come fonte di sviluppo sostenibile. Le persone e le loro emozioni come risorsa

Dic 28 • NEWS PRO, PRIMO PIANO • 657 Views •

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Simona Sofra Avvocato e Mediatore Professionista
Si è tenuta quest’anno a Ginevra presso il Palazzo delle Nazioni Unite la conferenza di Alto livello organizzata dall’ONG Cereppol relativa alle pari opportunità e alla responsabilità sociale delle imprese, all’interno del ciclo di lavori in programma all’ONU e riguardante lo sviluppo sostenibile agenda 2030. Per parlare di sviluppo sostenibile è necessario partire dalle persone che saranno in grado di portare avanti il progresso e lo sviluppo in maniera continuativa e costruttiva.
In ogni ambito ciò che allontana le persone è il conflitto ecco perché è necessario lavorare sul conflitto e attivare un metodo win-win, cioè un metodo senza perdenti lavorando sull’ascolto e sulle emozioni.

L’ADR è un sistema che sviluppa la capacità individuale di affrontare il conflitto in maniera costruttiva puntando molto sulla capacità empatico-comunicativa. Da un punto di vista giuridico spesso la vittoria di una causa addirittura inasprisce il conflitto tra le parti poiché anche il vincitore del giudizio, una volta comunque visto accertato il suo diritto, potrebbe sentir confermata la giustezza della sua posizione e pertanto cedere all’arroganza. In realtà vincitore non è poichè lui stesso diventa vittima di una strategia processuale, quindi non gestisce personalmente i propri interessi ma deve necessariamente delegare un avvocato. Di contro chi esce soccombente dalla causa potrebbe essere sopraffatto dalla frustrazione e dalla aggressività. Tutto ciò può favorire la nascita di nuovi conflitti poiché quelli precedenti sono stati mal gestiti o non gestiti affatto.

Anche all’interno delle imprese l’insorgere del conflitto, tra dirigenti e impiegati, tra sindacati e dirigenti e quant’altro, porta naturalmente ad un decremento della produttività poiché la persona coinvolta nel conflitto inevitabilmente rende meno. In queste situazioni è necessario dotare le persone di strumenti giusti per poter prevenire conflitti di vario genere e a tutti i livelli. In particolare è necessario rendere le persone consapevoli del loro potenziale, delle loro capacità che sono naturalmente diverse affinchè nessuno possa sentirsi sminuito e/o frustrato nell’intimo e nella propria professionalità; in realtà siamo sempre pronti a dimostrare la nostra intelligenza razionale, quella che facilmente si sviluppa con lo studio e la conoscenza e non ci occupiamo invece della nostra intelligenza emotiva che è fondamentale nel nostro percorso privato e professionale.

Ho ritenuto quindi che Mindfulness fosse una parola magica. Essere consapevoli delle proprie emozioni e riuscire a regolarle così da trovarne vantaggio per sé e per gli altri è importante per ridurre il clima conflittuale. Ma è fondamentale una formazione che dia modo alle persone di acquisire i metodi propri della Mediazione per la soluzione dei conflitti, percorsi formativi veri e propri che possono essere proposti a dirigenti, impiegati e quant’altro affinchè migliori sia la qualità di vita delle persone sia la qualità e la produttività dell’azienda.
Un Collega di Genova, Carlo Alberto Calcagno, Avvocato e Mediatore, in maniera egregia ha applicato la teoria transazionale di Berne alla mediazione. Si tratta della teoria del GAB (Genitore, Adulto, Bambino) che rappresenta gli stati dell’IO. Nella mediazione quale mezzo alternativo al giudizio dove parte e avvocato, le parti quando esprimono il loro punto di vista, si sentono centrati sulla realtà. Questa sensazione spesso non è altro che una contaminazione dello stato adulto con lo stato del bambino. Considerando che è importante separare gli stati dell’IO per capire quali bisogni desidera soddisfare ogni stato, in mediazione si cerca di separare le credenze del bambino (è tutto mio) e del genitore (l’avvocato mi ha detto…) dai veri interessi che l’adulto manifesta (veramente io vorrei…). In queste situazioni dove gli stati sono contaminati è necessario presentare alle parti una via d’uscita dal conflitto e allo stesso tempo prospettare alle persone quanto può essere pesante mantenere fede alla contaminazione (la lungaggine del procedimento per esempio, le spese ecc..). Il Mediatore, terzo imparziale, è colui che riesce a riportare le parti dinanzi al problema reale ricordando loro ciò che è importante cioè i loro interessi e lo fa utilizzando la comunicazione. La Mediazione intesa come soluzione pacifica del conflitto è quindi un metodo che avvicina gli individui potenziando le qualità di ognuno.

L’Organismo nel quale collaboro come Mediatore Professionista, e cioè il Conciliando Med, accreditato presso il Ministero della Giustizia insieme al Conciliando Form quale ente di formazione, è un organismo che rientra in un programma molto più vasto, il Legal Professional Network con sede in Latina presso la Torre Pontina (www.legalprofessionalnetwork.org) della Collega Cira Di Feo, Avvocato e Mediatore di Latina.
Il LPN ha sviluppato una serie di progetti basati proprio sulla diffusione della mediazione come metodo per la soluzione e per la prevenzione pacifica del conflitto. Un progetto molto ambizioso quello della Collega Di Feo, la quale ha ottenuto l’accreditamento presso il MIUR per i progetti da realizzare all’interno delle scuole, ha fondato il Concilia Family, network dotato di professionisti qualificati per la mediazione familiare e che risponde in maniera qualificata alle esigenze delle aziende e dei privati su un vasto territorio occupandosi anche di sovraindebitamento ex L. 3/2012.
E’ quindi una rete professionale vera e propria a supporto di imprese e privati che si estende su gran parte del territorio nazionale per risolvere e prevenire conflitti utilizzando la metodologia ADR anche al di fuori dello schema tipico previsto dal dlgs 28/2010 e quindi anche quando non è necessario risolvere la controversia con l’azione giudiziaria.
Per ciò che riguarda i rapporti debitore – creditore, clonando la american mediation bankrupty ad esempio, il LPN (Legal Professional Network) realizza una mediazione su base volontaria per favorire la comunicazione tra le parti e aiutarle a trovare una soluzione alternativa che soddisfi gli interessi di entrambi. Così come l’accreditamento al Miur ha portato ad elaborare un progetto molto impegnativo basato sulla comunicazione affinchè i ragazzi di oggi siano i professionisti consapevoli di domani.

D’altronde l’aspetto collaborativo interviene già all’apice poiché i professionisti aderenti al network hanno scelto la via della collaborazione e dell’unione rinunciando all’individualismo lavorativo.
Proprio in questi giorni la Collega Cira sta perfezionando l’accordo in partnership con un organismo di mediazione di Barcellona “Logos Media” per le mediazioni civili e commerciali transfrontaliere che possono vedere coinvolte le aziende che hanno sede sul territorio italiano con interessi in Spagna e viceversa.
In conclusione posso dire che lavorare sugli aspetti di forza e sugli interessi comuni, allargare gli orizzonti quindi visualizzare opzioni e diverse soluzioni, verificare tutte le alternative al fine di trovare soluzioni che portino alla migliore alternativa per le parti in conflitto è il compito del Mediatore Professionista nella composizione del conflitto pre – giudiziale ma, allo stesso tempo, è il compito di colui che si prende cura degli interessi delle parti, aiutandole a scegliere con consapevolezza.

Simona Sofra è Avvocato specializzato in materia di diritto civile e familiare, dopo alcuni anni di praticantato apre lo Studio Legale Sofra nel 1993. Nel 2010 diventa Mediatore Professionista focalizzando le sue ricerche sui metodi di isoluzione e prevenzione dei conflitti e sottolineando l’importanza delle caratteristiche culturali nella gestione della mediazione internazionale.

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