La prima assoluta del “Giardino di Mangrovie” nell’ambito del Festival di Villa Fogliano.

Lug 30 • Arte e Cultura, PRIMO PIANO, REMINDER • 1154 Views •

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Per festeggiare i venti anni di attività del Festival di Villa Fogliano è nato un nuovo spettacolo teatrale: Il Giardino delle Mangrovie, scritto da Renato Gabriele autore del romanzo “Il Pensiero Molle di Costante Porfirio”, da cui è stata tratta la pièce diretta da Danilo Proia, e prodotta dall’Associazione Villaggio Fogliano.

Il Festival di Villa Fogliano, ormai una tradizione dell’estate pontina, dal 30 luglio al 3 agosto ospiterà artisti, personalità e associazioni per un cartellone pieno di eventi. Quest’anno l’appuntamento sarà ancora più ricco perché si festeggerà la XX edizione, di un Festival, organizzato da Nazzareno Ranaldi, presidente dell’Associazione Villaggio Fogliano, che, tra tante difficoltà, è riuscito anno dopo anno a promuovere la cultura e l’ambiente pontino, ospitando talenti locali e nazionali, offrendo spettacoli, concerti, mostre e molto altro, dimostrando la ricchezza del nostro territorio, non solo da un punto di vista paesaggistico, ma anche creativo.
“Speriamo” ha sottolineato il presidente dell’Associazione Villaggio Fogliano, Nazzareno Ranaldi “di essere riusciti con questa produzione a valorizzare i talenti puri che esprime il nostro territorio, a riportare alla luce quel patrimonio di creatività da noi spesso sottovalutato e a rivitalizzare un dibattito culturale che è prima di tutto crescita sociale”.

Lo spettacolo, rappresentato venerdì 01 agosto alle ore 21.30, è interpretato da Elisabetta Femiano e Emanuele Vezzoli. In scena la palude fisica e intellettuale dei due protagonisti, che scoprono la frustrazione di non essere quel che avrebbero voluto.
“Il lavoro racconta la perdita, la mancanza, la distanza, il minus” ha commentato l’autore Renato Gabriele “e lo fa da una prospettiva straniata, dal di sotto, riducendo il mondo al suo rovescio metafisico. Ne risulta l’ineluttabilità della negazione, che diviene scelta etica quando la rinunzia è professata come estrema e strenua difesa della libertà individuale. I personaggi del dramma sono tratteggiati in un tutto tondo psicologico e nella loro intima sostanza umana, nelle accensioni della ribellione, nel loro poetico confronto con la memoria di sé, nello scorato ripiegamento di fronte alla impossibilità di ogni pratica virtuosa”.

 

 

 

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