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LA “REALE” VISIONE DI LONDRA. FACCIA A FACCIA CON ANTONIO CAPRARICA

Gen 20 • LE INTERVISTE, PRIMO PIANO • 2524 Views •

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di Alessandro Allocca

LONDRA – Impeccabile completo gessato blu, pochette bianca e cravatta con nodo Windsor, come forma di rispetto per i suoi blasonati vicini di casa e come il suo personalissimo protocollo richiede. In effetti viene da chiedersi se Antonio Caprarica, nella sua vita, abbia mai indossato nelle occasioni pubbliche una polo o anche più semplicemente un gilet e camicia, senza giacca. Ma anche quanto il suo portacravatte possa fare realmente concorrenza al portacappelli della regina Elisabetta. Ma per entrambi, completi e cravatte, e abiti, cappellini e borsette, sono diventati tratti così distintivi della personalità che ormai si sono fusi con i personaggi stessi. Perché, vuoi o non vuoi, Antonio Caprarica è sì uno storico giornalista, corrispondente e tra i volti più noti della tv italiana, ma è soprattutto uno di coloro che è stato capace di creare un personaggio attorno ai suoi servizi, tanto che buona parte di essi passavano in secondo piano perché incantati dalle sue fantasiose cravatte o rapiti da quel tono di voce nel raccontare fatti da tutto il mondo, Inghilterra in primis. Ed è forse per tale motivo, che il rapporto con la Rai si è deteriorato fino a chiudersi in malo modo. Forse, perché, i “personaggi” rischiano sempre di essere mal digeriti ai piani alti, soprattutto in ambito giornalistico.

“Assolutamente non voglio parlare della questione Rai” – precisa Caprarica, ancor prima di tirare fuori il taccuino. L’occasione di una chiacchierata con lui è data dalla presentazione del suo libro “Il romanzo dei Windsor” (Sperling & Kupfer, €18,50) presso l’Istituto Italiano di Cultura a Londra.

Parliamo allora di questa Inghilterra che tanto affascina, sempre più polo attrattivo per decine di migliaia di persone provenienti da ogni parte d’Europa e, negli ultimi anni, anche dal Sudamerica, alcune volte per potenziare la lingua, ma per la maggior parte di essi come “America” del nuovo millennio dove cercare fortuna. E, dove, la famiglia Reale ha il suo peso specifico, soprattutto in termini economici. “Se pensate che le nozze di William e Kate nell’aprile del 2011 fecero piovere sul territorio inglese circa 2 miliardi di sterline, mentre nei tre giorni attorno all’evento i negozi di Londra incassarono qualcosa come 500 milioni di sterline, capite bene che i Windsor sono un punto importante per l’economia degli Uk. Ma, in realtà, anche solo parlare di loro crea guadagno: il giorno delle nozze quando seguimmo l’evento in diretta, la Rai registrò in un classico venerdì mattina lavorativo qualcosa come 5 milioni di telespettatori e uno share di oltre il 40%. Tantissimo in termini di ritorno pubblicitario”.

Che i Windsor fossero un importante richiamo, turistico e non solo, lo avevamo capito, eppure tutto questo interesse alcune volte viene aspramente criticato come nel caso della nascita del nuovo erede al trono George Alexander Louis “accusato” di sovraesposizione mediatica, e alcune volte venerato come nel caso delle iniziative in aiuto dei poveri o dei bambini africani dei principi William ed Henry o, quasi a livelli della santificazione, quando si ricordano le vicende di Lady D.

“Semplice come risposta, esiste un detto: bene o male, purché se ne parli! Oltre poi al fatto che qui stiamo parlando di Reali, di storia, sotterfugi, amori, intrighi, tradimenti e interessi. Come nelle migliori storie cinematografiche o televisive ma tutto completamente… reale. Anche se poi c’è da aggiungere che ogni tanto questo alone di sovranità decade se si pensa al fatto che sì, si tratta di monarchi, ma pur sempre di persone. Perché, prendendo in prestito una famosa citazione, dietro a un re c’è sempre un ordinario inglese. Vedete il caso dell’attuale regina Elisabetta, ha delle comune passioni come una comune donna inglese: campagna, cani e cavalli. Poi ha sempre un ruolo da rivestire. Ma è pur sempre una donna”.

Lo stesso forse non vale per i maschi del casato che l’ex corrispondente Rai giudica “I peggiori reali del mondo, ad eccezione del padre dell’attuale regina, Giorgio VI. Se non fosse per le donne che hanno regnato per buona parte degli ultimi 300 anni i Windsor, a mio avviso, sarebbero andati a rotoli. Dalla regina Vittoria all’attuale Elisabetta che sta rendendo sempre più grande la monarchia inglese. E inserisco nella lista delle grandi donne anche Diana che stava spingendo per un cambiamento della stessa, verso una sorta di modernizzazione, purtroppo poi le cose sono andate come sono andate”.

E per il futuro? “William e Kate sono indubbiamente una coppia molto affiatata. Mi piacciano le attività sociali di William, mi piace la bellezza sincera di Kate. Credo che siamo sulla retta via per dare la giusta continuità alla monarchia inglese, sempre se Her Majesty vorrà. Dato che, a mio avviso, ha intenzione di continuare a regnare per molto molto tempo ancora!”.

Tra le sue corrispondenze, Antonio Caprarica vanta anche quella da Parigi, per un breve periodo circa sette anni fa, per tornare poi alla “sua” Londra dove ha raccontato vita ed aneddoti dal 1997. E, dato che nel suo ultimo libro svela tradimenti e intrighi, più che facile creare un collegamento con la recente “scappatella” del primo ministro François Hollande. “Partiamo dal presupposto che amo la Francia e odio i parigini tanto quanto la stampa francese che la giudico ipocrita; se messa a paragone con la loro, la stampa italiana fa la figura dei crociati. Prima Mitterrand e ora Hollande, tutti avevano le loro scappatelle, tutti sapevo e nessuno scriveva. Facendo zapping l’altra sera per seguire la vicenda, mi sono soffermato su una battuta di Maurizio Crozza che descrivere perfettamente il mio punto di vista su quanto sia ridicola la vicenda “Questi francesi arrivano sempre in ritardo rispetto a noi italiani!”. Fatto sta che, né Italia e né Francia, ha avuto la furbizia di imparare dai vicini d’oltremanica che, in fatto di scappatelle extraconiugali sono dei “reali” maestri.

Alessandro Allocca

@aleallocca

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