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L’Acqua Pazza.  A Ponza la sorpresa di una cucina mediterranea, ammaliante e  mai banale, firmata dallo chef Gino Pesce

Lug 9 • SAPORI, Turismo • 1387 Views •

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Ad accogliere gli ospiti, nella centralissima piazza Carlo Pisacane, la piacevolezza  di un luogo in cui la magia dell’isola si fonde con  l’intrigante gioco di suggestioni scatenato dai piatti, pronti a stupire e a far innamorare chi non si ferma solo alle apparenze.
Gino Pesce apre  il ristorante  L’acqua Pazza nel giugno del 1989. Al suo fianco la moglie Patrizia Ronca. Il locale è composto da una piccola sala interna e da due sale all’aperto, che si affacciano sul porto. La sua filosofia è basata su una cucina sofisticata e moderna, fatta però con ingredienti tradizionali.  La maggior parte delle verdure proviene direttamente dai terreni dei contadini isolani, il pane e la pasta sono preparati quotidianamente in casa e il pesce servito è assolutamente selvaggio e mai  di allevamento. A 50 metri dal ristorante si può visitare la cantina, scavata sotto il porto borbonico e fornita di oltre 900 etichette, italiane e internazionali. Attenzione, creatività e inventiva  che dal 2006 gli valgono la prestigiosa  stella Michelin e i maggiori punteggi nelle guide del Gambero Rosso, L’espresso e del Touring club. Attualmente il ristorante L’acqua Pazza è tra i primi 150 ristoranti d’Italia.

Come è nata la sua passione per la cucina?

E’ stata una scelta quasi obbligata. Sono figlio d’arte, la mia famiglia gestiva una trattoria e siccome io ero l’ultimo dei figli, i miei fratelli più grandi di me, pensarono bene di squagliarsela e intraprendere un lavoro meno faticoso. Oggi sono felice di fare quello che faccio, non saprei fare altro.

Avere un ristorante è sicuramente l’ambizione più grande di ogni chef. Sulla base della sua esperienza, cosa vorrebbe consigliare  a chi oggi  intraprende quest’attività?

Amore, serietà, professionalità e soprattutto essere se stessi.

Come giudica la sovraesposizione mediatica che si sta avendo dei temi legati al cibo?

Mah che dire, oggi i cuochi sono gettonati quasi come i calciatori, solo che le informazioni mediatiche sono diverse dal lavoro vero. Un cuoco passa in cucina dalle 10 alle 14 ore al giorno. Tanti ragazzi che pensano che sia un lavoro facile, quando realizzano il vero impegno e fatica, ci rinunciano. Pensate che tutti i giorni di festa, si sta chiusi dentro a lavorare.

il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, ha recentemente invitato al suo dicastero venticinque tra  i più accreditati chef italiani per sviluppare, tutti insieme (cuochi e istituzioni),  un progetto collettivo per l’enogastronomia italiana. Se lei fosse stato tra loro, cosa avrebbe proposto per migliorare la politica alimentare del nostro Paese?

Sicuramente è un progetto molto bello e i cuochi scelti sono bravissimi. Avrei consigliato di essere uniti e di aggregare anche indirettamente altri cuochi per valorizzare al meglio i nostri prodotti. Basta guardare come fanno gli stati vicino a noi, tipo Spagna e Francia.

Fino al 31 ottobre a Milano, oltre venti milioni di stranieri arriveranno in Italia alla scoperta di progetti atti a delineare un nuovo modo di concepire il cibo: sempre più etico,  possibile per tutti e garante dell’ecosostenibilità del Pianeta. Cosa si aspetta di trovare?

Tanta diversità e tanta cultura gastronomica di grandissima qualità!!!

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