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L’AMORE DI GIOVANNI ALLEVI. VISSUTO, CONDIVISO, SUONATO

Ago 27 • LE INTERVISTE, PRIMO PIANO • 1278 Views •

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di Alessandro Allocca

LONDRA – A quattro anni dal disco di platino “Alien” e dopo l’esperienza sinfonica dell’album “Sunrise”, contenente il concerto per violino e orchestra in fa minore, Giovanni Allevi torna al pianoforte solo con un nuovo progetto e un titolo che è una vera e propria affermazione d’amore nei confronti dell’esistenza: “Love”, un viaggio nell’anima per tornare ad amare il mondo. Anticipato dai singoli “My family” e “Loving you”, il nono album di studio è l’ultima tappa di un percorso di crescita artistica e umana del compositore, pianista e direttore d’orchestra, che ha già ottenuto numerosi riconoscimenti nella sua ventennale carriera. Giovanni Allevi è stato protagonista di una recente tournée che lo ha portato sui palcoscenici della maggiori città europee registrando sempre tuttoesaurito, alla quale ha fatto seguito la tourné italiana e una successiva internazionale extraeuropea. Prima tappa Londra, dove il 46enne pianista ha aperto la sua serie di live.

Ho scelto proprio Londra per la prima data del tour Love – racconta il compositore nell’intervista rilasciata a IPMagazine proprio in occasione del suo concerto alla Cadogan Hall – la città dove ha operato il genio che più di ogni altro ha cantato l’amore: William Shakespeare!
 Ed è proprio questo inossidabile sentimento al centro del mio nuovo lavoro. L’ho voluto raccontare in tutte le sue sfaccettature, ispirato dalle mille vite che ho vissuto, che ho condiviso, che magari ho attraversato in epoche precedenti”.

Ho immaginato il concerto di “Love” per mesi – continua Allevi – ripassando mentalmente ogni nota, nel tocco, nella dinamica. Appena suonata la prima nota durante la prima tappa della tournée a Londra, ho abbandonato ogni controllo ed è stato un delirio, uno stato di trance; ho affondato le dita nel cuore della gente. Quando il pubblico alla fine è esploso nella standing ovation mi sono seduto a terra coprendomi la testa quasi a proteggermi dall’immensa bellezza che stavo ricevendo. Ho provato un’emozione viscerale, indescrivibile, per la quale vale la pena vivere”.

Giovanni Allevi propone nel suo ultimo progetto l’amore romantico in “Loving you”, quello quotidiano in “Come with me”, quello fisico in “Lovers”, l’amore struggente in “Asian Eyes”, quello sublime in “Amor sacro”, quello per le persone più care in “My family” e “La stanza dei giochi”, l’estasi d’amore di “Yuzen”, l’amore per le cose semplici di “Sweetie pie”, e per quelle apparentemente più complicate in “It doesn’t work”, quello per sé – che è anche il più difficile – de “L’Albatros” (ispirato alla poesia di Baudelaire) e per i lati più complessi della propria personalità, “The other side of me”, fino ad arrivare al cosmico desiderio di libertà di “Asteroid 111561” (dal nome dell’asteroide che la NASA ha recentemente dedicato al compositore). Ma “Love” è anche e soprattutto una dichiarazione d’amore per il suo pubblico che da oltre venti anni lo segue con costante affetto. Anche per questo, per la prima volta nella sua carriera, Allevi nella fase finale della lavorazione dell’album ha voluto con sé anche i suoi fan, invitandoli ad entrare in studio di registrazione e rendendoli partecipi così in prima persona della musica che stava nascendo.


”La gente mi vuole bene, mi ha scelto come suo vessillo musicale, mi ricopre di affetto ogni volta che salgo su un palco o mi incontra per strada – aggiunge il pianista – Io ce la metterò tutta per continuare a meritare tanta attenzione, che vivo come un dono prezioso. Ho spesso sperimentato che se insegui il tuo sogno con una passione bruciante, le porte si aprono e l’Universo trama in tuo favore. Non per raggiungere straordinari risultati, ma per rendere la propria vita degna di essere vissuta”.

Le foto del concerto di Giovanni Allevi dalla Cadogan Hall sono di Luca Viola

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