LONDRA LANCIA LA SFIDA ALLA SILICON VALLEY PER DIVENTARE LA CAPITALE HI-TECH DEL MONDO

Mar 20 • PRIMO PIANO, RUBRICHE • 1169 Views •

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di Alessandro Allocca per IPMagazine

Che Londra volesse dare del filo da torcere a San Francisco, in fatto di città ad alto valore tecnologico, ormai è cosa risaputa. Ma che la capitale britannica stesse spingendo sull’acceleratore,  a tal punto da mettere tra le priorità delle cose da fare immediatamente, il fatto di diventare la capitale hi-tech del mondo, questo in effetti ancora era poco chiaro. O meglio, che le intenzioni ci fossero come già detto era cosa nota a tutti, ma che addirittura il sindaco Boris Johnson avesse chiamato a raccolta le menti più eccelse per far sì che tutto questo si realizzasse a breve, era noto solo ai diretti interessati. Almeno fino a qualche giorno fa, quando la notizia è stata resa pubblica proprio dal primo cittadino che ha annunciato volontà, nomi, progetti e dettagli di tutto quanto.

A partire dalla nomina dei nove esperti che compongo il “London Tech Ambassadors Group” ossia il gruppo di persone che faranno in modo che tutto si concretizzi facendo leva su ingenti capitali e, soprattutto, imponenti strutture compresa una delle linea di comunicazione dati più veloce al mondo, sia via etere che su fibra ottica tanto che è riuscitaa toccare la velocità record di 1,4 Terabit al secondo tra il centro di Londra dove c’è la torre della British Telecommunication e il campus di ricerca Adastral Park situato a Suffolk a 410 chilometri di distanza . Base operativa sarà il Queen Elizabeth Park, celebre per aver ospitato le olimpiadi del 2012, ma già negli anni precedenti hub d’eccellenza per le società ad alto valore tecnologico. Qui stanno confluendo tutte le idee e i progetti per far concorrenza alla più celebre Silicon Valley.

Ovviamente, anche il più realistico degli esseri umani potrebbe dire che c’è una certa differenza tra il dire e il fare, soprattutto quando dall’altra parte dell’oceano continuano a uscire dal cappello magico idee che stanno rivoluzionando il mondo, ma giorno dopo giorno i numeri stanno dando sempre più ragione a Boris Johnson e ai suoi: in quell’area, che ad oggi ospita centinaia di start-ups e sedi di multinazionali, nel corso degli ultimi anni sono stati creati 7.500 nuovi posti di lavoro, compresi coloro che lavorano nelle società di servizi e fornitura per le compagnie che invece operano direttamente nel settore hi-tech. E sempre nella medesima area nel corso degli ultimi anni sono state create piattaforme che hanno preso parte al lancio e al successo di Twitter nel 2007, Foursquare nel 2009 e Storify nel 2011. Inoltre, è stato concesso a Google il via libera per costruire la nuova sede europea, progetto che si tramuterà in una struttura rivoluzionaria, sotto ogni punto di vista. Ad oggi, rimanendo sempre nell’ambito dei numeri, la capitale tecnologica d’Europa vanta qualcosa come 34mila tech-companies che operano in tutti i settori, con una particolare predilezione verso l’intrattenimento cinematografico (dagli ultimi effetti speciali realizzati per “Gravity”), all’ home-entertainment passando per le applicazioni nell’ambito delle stampe 3D e della realtà aumentata.

Inoltre, c’è da fare una ulteriore analisi che, in un certo senso, potrebbe premiare il lavoro che stanno portando avanti i sudditi di sua Maestà rispetto ai loro diretti concorrenti a stelle&strisce: la Silicon Valley, come la conosciamo noi oggi, è nata in maniera del tutto spontanea negli anni Settanta per poi affermarsi nel corso dei decenni grazie a società del calibro di Apple, Google, Facebook ed altre ancora che hanno deciso di realizzare lì il loro quartier generale, spinti dalla presenza di aziende che costruivano semiconduttori e microchip (da qui Silicon Valley). Ma, inizialmente, lo stato della California non aveva pensato minimamente di dar vita a un hub dove raccogliere tutti questi geni che hanno di fatto influenzato il mondo nei decenni a seguire: da Steve Jobs a Bill Gates, da Larry Page e Sergey Brin passando per Zucherberg e la lista potrebbe continuare all’infinito. Tutte queste persone, col passar del tempo, si sono semplicemente ritrovate vicini di casa perché faceva comodo a tutti esserlo.  Senza che ci fosse una sorta di invito governativo a trasferirsi lì. Invece, e torniamo così ai giorni nostri, ciò che sta avvenendo a Londra ha una sua logica e, soprattutto, un suo piano d’azione. Studiato, mirato, preciso: spostare l’attenzione delle multinazionali sulla capitale britannica con la supervisione del Governo che sta agevolando l’ingresso di capitali, sta offrendo infrastrutture all’avanguardia e ampi spazi di manovra, oltre poi ad offrire le proprie forze in fatto di materiale umano dato che le università inglesi stanno sempre più offrendo percorsi di studio dedicati al mondo IT. Tutto questo per ottenere quanto Londra desidera avere: il titolo di capitale hi-tech del mondo. E, considerato che nelle vene degli inglesi scorre da secoli sangue da conquistatori, non è detto che non riescano nell’impresa.

Alessandro Allocca

@aleallocca 

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