“OPEN DATA ED eGOVERNMENT, QUESTA È L’ITALIA CHE CRESCE”

Mag 5 • LE INTERVISTE, PRIMO PIANO • 2472 Views •

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Intervista a Flavia Marzano, Presidente degli Stati Generali dell’Innovazione
di Patrizia Scifo

Incisiva, determinata e mirata a far conoscere le infinite risorse di un sistema virtuoso: la Presidente degli Stati Generali dell’Innovazione, Flavia Marzano, parla a ruota libera su IPMagazine dello sviluppo di una nuova Italia digitale, e di come le imprese possono approcciare al business.

eGovernment, software open source, eDemocracy, eParticipation, open data: cosa significa per il “sistema Italia” lavorare con questi strumenti? Quanto contano per la ripresa del Paese?

“Intanto dobbiamo distinguere tra gli strumenti veri e propri ed altri elementi che sono policy o modalità di interazione tra cittadino, impresa e Amministrazione.
Sembrerebbe paradossale, ma tutto ciò rappresenta la trasparenza intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle Pubbliche Amministrazioni: la vera leva per garantire la qualità dei rapporti tra i diversi attori per proseguire il viaggio possibile verso l’innovazione del Paese”.

Le imprese hanno in mano quindi le leve del cambiamento in un sistema sempre più virtuoso. Sono pronte? Dove risiedono le principali forze e come muoverle?

“Nel caso degli open data le imprese potrebbero sviluppare applicativi che li utilizzino e farci business. Un esempio tipico sono i dati relativi alla mobilità che potrebbero diventare fantastiche e utili app per tutti i noi”. I costi delle pubbliche amministrazioni relativi all’acquisto o al rinnovo di licenze software di grandi colossi informatici potrebbero essere eliminati o almeno fortemente ridotti orientando gli investimenti su software open source rinforzando così i territori offrendo alle PMI la possibilità di nuove opportunità di business nell’ambito di servizi tecnologici come: formazione, installazione, personalizzazione e supporto. Le imprese e i professionisti hanno una grande occasione di business con duplice valenza, non solo in termini di profitti, ma anche di approccio di servizi socialmente attivi e utili. Uno studio di qualche anno fa rivela che le pubbliche amministrazioni locali, solo per le licenze di office, spendono circa 30 mln di euro l’anno. Esempio recente è il Comune di Torino che ha appena deliberato di transitare a soluzione open source, qui l’impresa e il territorio si rinforzano con strumenti diretti. Il risparmio può essere fattivamente reinvestito in formazione digitale, applicativi e piattaforme per migliorare il rapporto tra PA, cittadino e imprenditori, ad esempio attraverso strumenti di consultazione: ancor prima di dover prendere delle decisioni o deliberare su una questione, attraverso la consultazione diretta (eDemocracy) la PA locale arriverebbe a fornire servizi reali ai cittadini grazie proprio ad essi, che partecipano attivamente per orientare al meglio investimenti sui territori”.

Quali sono le principali criticità e da cosa dipenderanno le soluzioni?
“Le criticità dipendono anche dalle competenze digitali, intese come capacità di approcciare i problemi con nuove modalità. Politici e dirigenti, nessuno escluso: a tutti le risorse della rete e le tecnologie possono offrire nuove opportunità per fare meglio il proprio lavoro di civil servant. Essenziale resta la consapevolezza dell’importanza della neutralità della rete e di una governance di internet così come recentemente definiti dal gruppo di lavoro della Camera dei Deputati coordinato da Stefano Rodotà.
Le competenze economiche finanziarie sono altre criticità delle imprese innovative e tecnologiche di oggi: le startup nascono da splendide idee e da due o tre colleghi, super-appassionati. Ma come spesso accade nel nostro paese al tecnico o all’ingegnere o al buon ‘business man’ mancano strumenti di comunicazione e marketing e di economia per garantire una guida efficace e sostenibile dell’azienda. Essenziale poi è la capacità di fare squadra
anche tra imprese: la cosiddetta open innovation! Solo così le imprese possono ampliare le proprie conoscenze e i propri mercati eventualmente rinunciando ad alcuni brevetti in cambio di condivisione di conoscenza anche verso la sharing economy.

Da una sua mailing list, ha creato un’associazione, Wister, così impegnata e attiva negli incontri e presentazioni in eventi in tutta Italia: una “macchina in continuo movimento”. Quali sono i principali obiettivi e progetti messi in campo a pochissimi mesi dall’Expo 2015?

Wister (Women for Intelligent and Smart Territories), nasce da una mailing list di amiche che oggi è una rete di 500 professioniste provenienti da diversi ambiti con l’obiettivo supportare le donne ad abbattere il digital divide di genere e di diffondere sempre maggiore consapevolezza nell’uso delle tecnologie digitali.
Come Stati Generali dell’Innovazione portiamo avanti valori di un percorso “dal basso” che valorizzi la creatività dei giovani, dia riconoscimento al merito, riduca il digital divide, ed infine giunga al rinnovamento dello Stato attraverso l’Open Government”.

Riccardo Luna è il nuovo Digital Champion nell’: cosa ne pensa?

“Direi che è la persona giusta, per due motivi: prima di tutto perché non proviene dal mondo dei tecnici, ma ne conosce bene i contenuti e soprattutto lo sa comunicare con grande efficacia. Inoltre Riccardo è persona attenta e appassionata oltre che grande comunicatore e ha soprattutto un grande pregio: sa coinvolgere e includere le persone sa fare e far fare squadra”.

 

http://www.wister.it/
http://www.statigeneralinnovazione.it

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