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Maximilian Büsser e Felix Baumgartner the C3H5N3O9 project Courtesy OMMagazine

Mag 22 • luxury • 1149 Views •

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Anti-marketing per antonomasia dal nome, impronunciabile, all’irreperibilità delle informazioni

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CHI?

Se ci soffermiamo a pensare al numero crescente di talent show che invadono i palinsesti delle TV di tutto il mondo, ci rendiamo conto che il genere umano è composto in larga parte da soggetti che inseguono incessantemente il successo attraverso l’approvazione degli altri. Più rari, invece, sono coloro che il successo lo conseguono senza compiacere nessuno. A quest’ultima categoria appartengono Maximilian Büsser e Felix Baumgartner, due tra le menti creative più innovative del panorama orologiero internazionale.

DOVE?

Tutto ha inizio sulla terrazza di un ristorante di Ginevra durante l’estate del 2008. Max e Felix, che avevano già lavorato insieme, decidono di dare vita ad un nuovo progetto, il C3H5N3O9, che non è più solo la formula molecolare della nitroglicerina, bensì anche la piattaforma sperimentale attraverso la quale realizzare degli orologi congiuntamente visto che Maximilian Büsser e Serge Kriknoff hanno già il loro brand, MB&F, così come Felix Baumgartner e Martin Frei sono i patron di Urwerk. Era quindi necessario ripartire da zero con un progetto comune per dare vita ad una creazione indipendente fuori da ogni schema. Un progetto che prescindesse dalle logiche di mercato. E questa è la ragione per cui C3H5N3O9 è l’anti-marketing per antonomasia: dal nome, impronunciabile, all’irreperibilità delle informazioni. Ma a ben riflettere C3H5N3O9 è una piattaforma sperimentale, non un marchio di lusso e il prodotto che ne deriva, ZR012, non nasce per essere commercializzato, ma per un piacere edonistico e personale. Per il puro piacere di essere realizzato. 

COME?

Experiment ZR012 Watch concretizza, quattro anni dopo, l’idea progettuale di Max e Felix rendendo omaggio al famoso motore di tipo rotativo a combustione interna inventato da Felix Wankel icui eccentrici poligoni di Reuleaux ispirano il design del quadrantesu cui ruotano due poligoni tracciando delle complesse trocoidi: le ore sono indicate dal rotore inferiore lungo la parte anteriore del quadrante mentre i minuti sono indicati dal rotore superiore di dimensione inferiore. La cassa, in zirconio, è composta da 60 elementi mentre le anse sono pensate per per adattarsi ad ogni tipo di polso e assicurare un alto livello di comfort. Il movimento meccanico a carica manuale composto da 328 componenti, 42 rubini e una frequenza di 28.800 alternanze/ora è alloggiato in una cassa 55 x 44mm anse escluse. La riserva di carica di 39 ore è indicata sul fondello, e il movimento deve essere caricato attraverso la corona a vite quando l’indicatore si avvicina alla zona rossa. Lo ZR012 ha una resistenza all’acqua di 30 metri.

QUANDO?

Il 2012 è stato l’anno di lancio dello ZR012. Verranno realizzate solo due serie di questo esperimento e ciascuna sarà realizzata in soli 12 pezzi. Se il 2012 è stato l’anno dello Zirconio, il 2013 è l’anno del RG012 ovvero di 12 pezzi in oro rosso. In tutto il mondo, quindi, si potranno trovare complessivamente solo 24 orologi ispirati ai motori rotativi Wankel. Il prezzo di vendita è di circa 100 mila euro e, stando alle dichiarazioni dei diretti interessati, si raggiungerà il break even solo dopo aver venduto il 24esimo esemplare. E a proposito di vendita: proprio per sovvertire tutti i paradigmi commerciali, lo ZR012 può essere acquistato solo in due modi. Il primo è online. In questo caso l’ordine è confermato con il versamento di un deposito di circa 30mila euro e, a ricezione del saldo, l’orologio sarà consegnato attraverso un corriere internazionale. L’alternativa, qualora l’interessato volesse prima vederlo da vicino, è quella di recarsi a Ginevra e cogliere così l’occasione di incontrare Max o Felix. Esperienza, quest’ultima, che da  sola vale il viaggio!

PERCHE?

Perché due imprenditori capaci, di successo, molto impegnati e abituati a vedere le proprie creazioni sulle pagine delle riviste più platinate si sono imbarcati in un progetto che, nella migliore delle ipotesi, non porterà nessuna perdita? Credo che la risposta sia nell’enfasi delle parole di Max mentre mi raccontava questa nuova avventura. Potrebbe sembrare una sfida ma, secondo me, è qualcosa in più: è la consapevolezza di aver superato da tempo il sentiero della provocazione e la conferma, indiscussa ed indiscutibile, di aver fatto la scelta giusta. E se anche questo non fosse abbastanza, beh, come diceva il grande Frank “And more, much more than this, I did it my way!”

 

www.ommagazine.it

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