Resilienza e Antifragile, di Raffaele Iannuzzi per IPmagazine

Feb 20 • NEWS PRO, PRIMO PIANO • 1128 Views •

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Nassim Nicholas Taleb ha pubblicato recentemente un libro in cui ha esposto un concetto molto suggestivo, che apre anche nuovi orizzonti pratici: la realtà “antifragile”.

Di che si tratta? Facciamo un paragone concreto, preso dalla realtà.

Se un uomo o un’azienda si trova in gravi difficoltà, difficoltà da codice rosso, zona rossa, allarme rosso, scegliete voi la terminologia che vi aggrada, ebbene che può fare?

Può resistere e, attraverso questa resistenza che avrà certamente tratti e lineamenti strategici (non è soltanto il “tenere botta”, per intendersi), potrà incassare dei risultati in termini di respiro e riequilibrio delle sue sorti. Si chiama “resilienza”, dal verbo latino resilire, che vuol dire “saltare indietro, rimbalzare” http://www.sapere.it/sapere/dizionari/neologismi/scienza-e-tecnologia/resilienza.html ):

è la capacità di stare dentro le difficoltà, anche estreme, sapendo allargare le maglie della “gabbia”, respirando e sopravvivendo.

Per poi riprendere, con nuova efficacia e know-how, la strada.

E’ in fondo il processo del diventare adulti, fronteggiando la realtà: come cantava un Cat Stevens vintage e d’annata, in una celebre canzone, “Father & Sons”, “the same old story”.

La solita vecchia storia: quello che non mi ammazza, mi rafforza.

Qualcuno obietterà: ma l’uomo non cerca il caos, ambisce all’ordine, e tutto ciò produce caos e dunque malessere nell’organismo umano e aziendale. C’è un piccolo, ma non irrilevante “nota bene” da considerare: la realtà se ne frega allegramente delle nostre aspettative, anche le migliori, anzi direi è specializzata nel ricacciare indietro proprio le migliori, e procede secondo i suoi disegni.

Spetta a noi rispondere e dunque – come dice la parola stessa, sempre in latino -: assumerci la responsabilità di replicare alla realtà, di starci dentro avvalendosi perfino delle sue contraddizioni. La consulenza strategica, fatta come si deve, serve soprattutto a questo.

La realtà è più avanti”, cantava Gaber anni fa; ed è sempre così: noi stessi facciamo parte di questo complesso e misterioso organismo vivente che si chiama “realtà” – cioè, alla fine: la vita – e in esso dobbiamo conquistare gli spazi per diventare protagonisti.

Ecco, proprio per diventare protagonisti – sempre la mia ossessione per le etimologie mi conduce a ricavare che un pro-tagonista è uno che combatte, cioè sta sulla scena, con un progetto (-pro) ben preciso, da condividere con gli altri -, occorre fare un salto di qualità e passare dalla resilienza all’antifragile. L’imprenditore è la figura del protagonista per eccellenza, dunque non può non fare questo passo.

Antifragile è chi non solo tiene botta, non solo accetta la realtà cordialmente standoci dentro con la giusta creatività, ma in più prospera dentro questa stessa realtà. In sostanza: più botte prende, più si rafforza. Un paradosso, ma a ben guardare uno di quei paradossi che abbiamo già visto all’opera: la scienza, le nazioni in guerra e sotto schiaffo per molto tempo, molte aziende e persone in difficoltà vivono la realtà e la dimensione antifragile e magari appaiono soltanto fragili. Ma, in realtà, sono i protagonisti del domani.

C’è un test che dimostra chiaramente questa ipotesi, e questo sì che è un paradosso: quando uno NON vede i risultati e ti domanda: va bene, tu vai avanti, ma dove sono i RISULTATI?

Ecco, in quel momento, per il solo fatto che il tuo interlocutore abbia afferrato il dinamismo della tua vita e del tuo progetto, e solo questo, senza percepire la linea sottile e la fibra più resistente dei risultati che stanno germogliando, tu puoi stare tranquillo: sei un “antifragile” a diciotto carati.

Perché l’unico modo per stare dentro la complessità e ottenere i veri risultati che, alla fine, premiano e fanno sistema è riconvertire le proprie risorse passando dalla pur ottima e ben calibrata resilienza, che ha un problema con la variabile –T, il tempo, all’essere antifragili, capaci quindi di navigare con una barca o una nave o una flotta, dipende dalle dimensioni del problema, in mare aperto. Navigare in mare aperto, il che comporta aggiustare la barca mentre prende acqua, stando in piena navigazione, rimodellando la struttura in corso d’opera, facendo tesoro degli schiaffi presi e rendendo gli schiaffi l’impronta del futuro successo. Più ne prendi, meglio è: ecco l’ultimo paradosso. Esempi concreti se ne potrebbero fare molti e varrebbe la pena proseguire la riflessione strategica in questa direzione.

Raffaele Iannuzzi
Economista, giornalista e comunicatore
Contatto Linkedin

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