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SMART WORKING, CESMA ABBOTT E POLITECNICO DI MILANO: “CARRIERE IN CRESCITA (41%) E LAVORATORI PIU’ SODDISFATTI (35%)”

Giu 17 • NEWS PRO, PRIMO PIANO • 1117 Views •

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Gli smart worker sono più soddisfatti rispetto alla media dei lavoratori: su un campione di 1004 dipendenti è emerso che il 35% di questi è più sereno grazie a nuove forme di lavoro flessibile, contro il 15% dei lavoratori tradizionali, per l’opportunità di conciliare meglio vita privata e lavorativa e per la possibilità di un avanzamento più rapido di carriera. Il cosiddetto lavoro “agile”, infatti, consente di sviluppare maggiori abilità e conoscenze propedeutiche a un’evoluzione professionale che viene valutata “eccellente” dal 41% degli smart worker, rispetto al 16% degli altri lavoratori.
Questi i dati emersi al convegno “Smart work, better life”, organizzato dal Centro Europeo di Studi Manageriali (Cesma) in partnership con Abbott e la School of Management del Politecnico di Milano, che si è tenuto lo scorso 8 giugno presso la Rappresentanza italiana della Commissione europea a Roma.
Alla conferenza hanno partecipato, tra gli altri, il ministro della Semplificazione e della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, e l’europarlamentare Lara Comi, vicecapogruppo del Partito Popolare Europeo. Partendo dalla ricerca del 2016 “Smart Work in Progress”, condotta dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa, su un campione di 1004 lavoratori, l’obiettivo della conferenza è stato quello di portare all’attenzione di cittadini e imprese l’importanza di tale tematica e il case history di Abbott ─ azienda del settore healthcare con un’offerta di soluzioni e prodotti innovativi nei settori diagnostica, dispositivi medici e nutrizione – che conta oltre 500 dipendenti in Italia. Il Cesma, insieme al Politecnico di Milano, ha supportato Abbott nella realizzazione del progetto “Employment Offering”, che mette al centro la persona e l’esigenza, sempre più forte, di conciliare vita privata e lavoro.
“Lo smart working è uno strumento potente di innovazione dell’organizzazione del lavoro che mette al centro la tecnologia ed è quindi figlio del nostro tempo, un modello che, come ogni sperimentazione, ha bisogno di essere curato nell’attuazione anche attraverso il prezioso lavoro dei Comitati unici di garanzia, affinché si trasformi in un cambiamento positivo della vita dei lavoratori e dei cittadini”, ha affermato il ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione Marianna Madia.

“Con i nuovi sistemi di valutazione delle performance della PA i primi risultati dello smart working verranno monitorati, misurati e connessi al potenziamento tangibile dei servizi. La sfida è lavorare insieme al Governo, alle Istituzioni europee e agli attori coinvolti che credono nel cambiamento per favorire l’implementazione e l’attuazione dello smart working a tutti i livelli”.
“Abbiamo deciso di sostenere l’iniziativa di Abbott perché è una delle imprese del nostro Paese che offre le migliori condizioni di lavoro e si impegna a implementare le proprie best practice nel campo delle risorse umane”, ha dichiarato Pierpaolo Pontecorvo, presidente e fondatore del Cesma. “Il nostro Centro è specializzato nella consulenza strategica volta a incentivare lo sviluppo aziendale, con una particolare attenzione nei confronti delle nuove frontiere del mondo del lavoro. Il Paese, infatti, se vorrà essere competitivo, dovrà uniformarsi agli standard europei sullo smart working, un fenomeno inarrestabile con il quale le aziende italiane dovrebbero confrontarsi per poter offrire maggiore benessere ai propri dipendenti”.
In Italia, lo smart working rappresenta un trend sempre più rilevante soprattutto nelle grandi imprese, dove la capacità di attrarre e mantenere talenti è vitale per la crescita e il raggiungimento del successo. Ma le potenzialità di adozione sono maggiori: l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano stima che ad oggi gli smart worker sono ancora solo 250 mila, circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti. La legge sul lavoro agile approvata in Senato il 10 maggio 2017 fornirà sicuramente un’ulteriore spinta alla diffusione del lavoro agile nei prossimi mesi, rimuovendo anche l’alibi della mancanza di un riferimento normativo.

Abbott, attraverso il progetto “Employment Offering”, è una delle prime multinazionali del settore healthcare ad aver attivato forme di lavoro agile in Italia e ad aver implementato nuove possibilità nel welfare, in uno scenario dove solo il 5% delle grandi imprese incentiva servizi di questo tipo. Il progetto si è sviluppato in collaborazione con l’Osservatorio del Politecnico di Milano e il Cesma, sulla base di un’indagine condotta tra i dipendenti della società, per capire quali fossero le loro reali esigenze. Secondo la survey, gli aspetti più rilevanti da tenere in considerazione per cambiare l’approccio al lavoro sono lo stile di leadership (25%), le opportunità di formazione e sviluppo (23%), l’ambiente organizzativo (21%) e la chiarezza della strategia aziendale (13%).

Per i dipendenti, gli strumenti più efficaci per rivoluzionare il modello culturale sono: telelavoro (44%), ambiente e orario di lavoro flessibili (33%) e servizi di welfare aziendale (22%). I benefici si avrebbero in termini di innovazione (34%), produttività (36%) ma anche motivazione (39%). “Il modello di Employment Offering che stiamo sviluppando ha riscontrato grande successo e porterà importanti vantaggi ai dipendenti, all’azienda e all’ambiente in termine di costi, produttività e appartenenza, risparmio energetico e riduzione dell’impatto ambientale”, ha dichiarato Stefano Zangara, direttore Risorse Umane Abbott Italia. “Siamo molto fieri del fatto che anche l’Italia sia stata scelta dal nostro headquarter per rivoluzionare il tradizionale modello lavorativo e siamo convinti che la nostra esperienza possa essere d’esempio ad altre aziende che intendono introdurre iniziative analoghe, permettendo ai dipendenti di poter migliorare la qualità della propria vita”.

La multinazionale ha messo in campo strumenti quali l’impiego del telelavoro domiciliare, part time verticale e orizzontale, orario di lavoro più flessibile, car sharing, convenzioni con negozi, ristoranti, lavanderie, palestre e asili nido. Per quanto riguarda il welfare, il 25% dei dipendenti ha utilizzato il budget allocato dall’azienda: il 43,5% delle risorse finanziarie è stato investito nelle spese scolastiche, il 34% in quelle mediche, il 10% in fondi pensione e il 3% in spese socioassistenziali.

Stando ai dati rilevati dall’azienda, utilizzando l’agile working con un modello di adozione che preveda fino a un giorno a settimana di lavoro da remoto, se questo venisse fatto tutte le settimane i dipendenti avrebbero un risparmio sui costi di pendolarismo di circa 1.000 euro all’anno, oltre ad un forte aumento della motivazione e soddisfazione dei dipendenti. Inoltre, sempre sulla base di questo modello, se forme di lavoro flessibile fossero utilizzate tutte le settimane, si otterrebbero vantaggi significativi anche in termini di tempo, e quindi di produttività, con 85 ore risparmiate all’anno a persona. E ne trarrebbe benefici anche l’ambiente, con 141 kg di CO2 in meno rilasciati nell’atmosfera.

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