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Solitudine, attitudine e impegno. Confessioni di un manager nel libro: “l’Eleganza dell’Okapi”

Set 30 • Arte e Cultura, PRIMO PIANO • 301 Views •

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eleganza_okapi_400Il DNA delle aziende non si cambia, ma si può evolvere. Ecco uno dei 5 punti del libro l’”Eleganza dell’Okapi” di Denis Delespaul Presidente BNP Paribas Leasing Solutions Italia e Pres.te della Camera di Commercio e Industria Francese in Italia.

Alla presenza di un folto pubblico, manager, giornalisti, esponenti del mondo dell’editoria, Denis Delespaul, Presidente di BNP Paribas Leasing Solutions Italia e Presidente di Chambre Francaise de Commerce et d’Industrie en Italie, ha presentato il suo libro “L’eleganza dell’Okapi”. All’incontro moderato dal giornalista di Radio 24 Gianfranco Fabi ha partecipato, con l’autore, Gianfilippo Pandolfini, Vice Direttore Generale e Chief Operating Officer di BNL.

Delespaul ha ripercorso la storia della gestazione di questo volume dedicato al cambiamento manageriale, a partire dalla sua storia personale che attraversa, compensa e arricchisce quella professionale. Solitudine, attitudine, impegno, che tradotti in francese divengono: solitude, posture, engagement. Sono questi, secondo lui, i tratti distintivi del leader.

Il tema approfondito nel corso dell’incontro è stato, quindi, la leadership in un momento di forte cambiamento per le organizzazioni di grandi gruppi com’è appunto BNP PARIBAS, anche dopo l’acquisizione di BNL. Per Gianfilippo Pandolfini si è trattato di un positivo incontro tra due culture che si sono bene integrate e ora si sta procedendo alla preparazione di nuovi modelli di organizzazione del lavoro, che si concretizzeranno anche con il passaggio alle due nuove sedi del Gruppo a Milano e Roma. A Milano una parte consistente del gruppo BNP PARIBAS si trasferirà nel grattacielo Diamante in piazza Lina Bo Bardi e a Roma la sede BNL e molte funzioni della Banca si insedieranno in un nuovo avveniristico palazzo nei pressi della stazione Tiburtina.

Il pensiero di Delespaul sul tema della motivazione dei collaboratori che lo ha visto impegnato per tutta la sua vita professionale si può sintetizzare nei cinque punti che nell’ultimo capitolo del suo libro offre all’attenzione dei lettori:

  1. Non si cambia una cultura aziendale ben definita: la si può far evolvere. Ogni azienda ha un suo DNA, una sua storia di cui occorre tener conto. Trasformarla significa operare un mutamento sulla base di ciò che già c’è, una sorta di reazione chimica che forma nuove sostanze a partire dalle particelle esistenti. Soltanto che, a differenza di molte reazioni chimiche, le evoluzioni d’impresa sono estremamente lente e graduali. Possono volerci anni.
  1. Per lo stesso motivo –DNA aziendale, un preciso percorso per ogni impresa – è impensabile che una società di consulenza possa applicare un medesimo modello a tutte le aziende con cui collabora, indiscriminatamente. Eppure c’è ancora chi ci prova.
  1. Per banale che sia,occorre che ogni cambiamento sia sentito e voluto al cento per cento dall’insieme di componenti che costituiscono l’impresa: il top management, certo, ma anche i collaboratori, tutto il personale, i clienti e persino i fornitori. In poche parole, ogni stakeholder coinvolto nei progetti e processi dell’azienda considerata.
  1. Per far evolvere una cultura aziendale, è indispensabile che tutto il corpo aziendale si muova in modo coerente. Torniamo alla metafora della pattinatrice: se la testa o il top management vanno in una direzione e le gambe o il personale vanno nell’altra, sarà impossibile tanto l’evoluzione quanto il triplo axel. Per ottenere una simile coerenza, occorre pensare ad ogni dettaglio di ogni aspetto dell’azienda, anche apparentemente banale: ad esempio, rivedere il layout degli uffici, rendendolo meno formale e più open space e conviviale, inserendovi sale di riunione predisposte per videoconferenze e tecnologicamente all’avanguardia; offrire a tutti, senza eccezione, gli stessi strumenti hi-tech, dallo smartphone al laptop; commisurare il bonus dei manager anche 5 alla valutazione che ne danno i collaboratori; offrire unospecial bonus al dirigente il cui collaboratore sia promosso a un livello superiore, e così via.
  1. Lavisione– in realtà il punto numero uno, il punto di partenza che definisce i perché dell’azienda – dev’essere allo stesso tempo semplice, comprensibile a tutti, e avere quell’x factor in più che faccia sognare, che solleciti il desiderio collettivo di ogni soggetto aziendale e porti così al punto 4. (E al triplo axel.) Dà il la a tutto il cambiamento, è progetto aziendale, missione, obiettivi; può apparire banale ma non lo è: la compatta semplicità dei concetti è quella di un’ancora. Che cosa c’è di più compatto o di più semplice di un’ancora? Eppure tiene saldo il sofisticato, complesso piroscafo che è il mondo aziendale.

Delespaul ha concluso la presentazione ricordando l’incontro con la Comunità di S. Patrignano, della quale ha potuto apprezzare nel corso del tempo lo spirito con cui vengono affrontate le sfide di ogni giorno, l’impegno e i risultati ottenuti con i giovani che la frequentano. Un incontro forte, in grado di cambiare le priorità ed aprire ad un nuovo modo di affrontare la vita quotidiana.

Per questa ragione, i proventi derivanti dai diritti del libro saranno destinati dall’autore alla Comunità di S. Patrignano.

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