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Bolletta Impresa: impossibile, aumenti dell’energia elettrica per le aziende anche del 250%

Redazione Nov 11
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Aumenti della bolletta dell’energia elettrica per le aziende che arrivano e in alcuni casi superano anche il 250% rispetto a un anno fa.

È quanto emerge dal questionario “BollettaImpresaImpossibile” che Impresa, l’Associazione nazionale di categoria dell’industria e delle piccole e medie imprese, ha somministrato ai propri associati.

Nel questionario, Impresa ha chiesto alle aziende associate di conoscere la differenza tra i costi sostenuti per le bollette di luglio e agosto del 2022 rispetto a quelle dello stesso periodo del 2021, per evidenziare la situazione venutasi a creare per i recenti incrementi.

Gli aumenti registrati sono spesso superiori al 200% e in alcuni casi anche superiori al 250%, relativamente sia al costo totale delle fatture di fornitura di energia elettrica, sia per quanto concerne il costo al kwh richiesto dai gestori. Per citare solo alcuni degli esempi più eclatanti:

  • Per la ditta Ansa Compositi srl del settore plastico, la bolletta è passata in un anno da 54.444€ a 189.975€ a fronte di un aumento di consumo di 11.000kwh, da 319.664kwh a 330.664kwh, denotando un rincaro di 135.531€, pari al 248,94% in più: il costo a kwh è aumentato da 0,1703€ a 0,5745€, con un incremento del 237,35%.

 

  • Per la ditta Hs Hospital Service spa che produce dispositivi medici, la bolletta è passata 15.562€ a 55.944€, a fronte di un aumento nel consumo di soli 3.500kwh, da 76.205kwh a 79.755kwh: un rincaro in bolletta pari al 259,49%; in questo caso, l’aumento del costo per kwh è passato in dodici mesi da 0,2042€ a 0,7014€, pari a un rincaro del 243,49%.

 

  • Per la Imballaggi D’Aniello srl, che si occupa della realizzazione di imballaggi nel settore ortofrutticolo per frutta e verdura, l’aumento è stato esponenziale, a fronte addirittura di una riduzione del consumo: la ditta è passata da una bolletta di 84.271€ del bimestre luglio-agosto 2021 a una di 287.991€ del corrispondente bimestre del 2022, nonostante un minor consumo: dai 543.231kwh di un anno fa ai 508.125kwh del 2022.

Si parla in questo caso di un rincaro di 203.720€, pari al 241,74%, mentre, per il costo al kwh, questo è passato da 0,1577€ a 0,5668€, con una variazione percentuale del 259,31%.

A fronte di quanto emerso, Impresa ha deciso di scrivere ai ministri Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone, e al sottosegretario Claudio Durigon, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, chiedendo interventi urgenti e concreti.

Che vadano da incentivi alla fornitura di energia elettrica al credito di imposta alle politiche per la riduzione a monte dei costi dell’energia, nonché facilitazioni, sgravi e sburocratizzazione per la realizzazione di impianti fotovoltaici che possano ridurre la dipendenza delle imprese da forniture esterne di energia.

«Tutti i nostri associati chiamavano disperati in sede – spiega il presidente di Impresa, Giampaolo Olivetti – ed abbiamo quindi avviato questo questionario per comprendere quale fossero l’entità e la gravità di tali rincari energetici.

A seguito dei dati emersi cerchiamo ora di sensibilizzare chi di dovere per fare qualcosa subito, perché più tempo passa, più le aziende entrano in crisi, fino a quando la crisi non diverrà irreversibile. Il fattore tempo è ora cruciale.

Inoltre, chi si è attivato per ridurre i costi energetici attraverso impianti fotovoltaici e energie alternative, attende anche da un anno l’allaccio in rete: gli organi competenti devono attivare in tempi brevi una task force, anche con assunzioni temporanee, per effettuare i sopralluoghi e sbrigare le procedure, affinché questi impianti, ormai finiti e pronti, possano essere operativi».

«Come soggetto che ha un quotidiano rapporto e collegamento con le aziende e l’economia reale – spiega il direttore generale di Impresa, Saverio Motolese – quello che mi viene restituito e che viene certificato in modo scientifico nel questionario è che le aziende stanno subendo uno shock economico.

Siamo vicini, se non già dentro, a una recessione economica in quanto, finita da poco la coda economica negativa della pandemia, nel momento in cui le aziende stavano appena iniziando a reagire positivamente, giunge questa nuova e imprevedibile stangata dovuta ai rincari dell’energia, unita a quella dei rincari delle materie prime.

Tutto questo si traduce nel fatto che le nostre imprese iniziano a retrocedere e la retrocessione significa che manca la liquidità perché per pagare i costi energetici le aziende sono costrette a non coprire altre spese, o a indebitarsi.

Una situazione che colpisce violentemente anche il lavoro: si perdono commesse, perché le aziende sono costrette a ridurre il costo del personale o della produzione.

Bisogna quindi immediatamente intervenire, perché sono fortemente colpiti i bilanci delle aziende, nei quali questi costi non potevano essere previsti. Le aziende da sole non ce la possono fare».

 

 

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