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Come evitare il fallimento di una startup? 5 errori da non fare

Redazione Mar 3
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Nel 2021 sono quasi 7mila le realtà imprenditoriali italiane che hanno dichiarato fallimento.

Non si può negare che in Italia si stia vivendo un momento estremamente proficuo e una grande disponibilità di capitale per chi voglia fondare la propria startup. Tuttavia non bastano la buona volontà e la passione per avere successo e lo dimostra il fatto che 9 startup su 10 falliscono.

Farhad Alessandro Mohammadi, founder e CEO di Mamazen, Startup Studio torinese nato nel 2018 che ad oggi ha lanciato startup come Orangogo, Inpoi e Morsi, ha individuato, secondo la propria esperienza, quali sono gli errori più comuni commessi dai giovani innovatori che portano spesso le nuove imprese al fallimento.

Da un’analisi sui fallimenti delle aziende italiane effettuata da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information, si evidenzia che nei primi nove mesi dello scorso anno sono 6.761 le realtà imprenditoriali nel nostro Paese che hanno dichiarato fallimento, registrando un aumento del 43,6% rispetto allo stesso periodo del 2020.

“In moltissimi casi l’insuccesso di una startup è causato dalla errata o mancata applicazione di alcuni passaggi preliminari fondamentali per definire se la proposta che si sta lanciando nel mercato può realmente interessare a potenziali clienti ed è in grado di rispondere a una specifica esigenza – racconta Mohammadi – come Mamazen abbiamo importato dagli Stati Uniti un modello di investimento basato sulla scalabilità veloce di un numero selezionato di progetti ad alto impatto strategico. Quando individuiamo un effettivo buco di mercato generiamo oltre 100 idee che dopo un primo scoring vengono ridotte a 50 e infine a 10”.

Ecco quindi i 5 errori da evitare per chi si accinge a creare una startup partendo da zero individuati dal CEO di Mamazen:

 

  1. Avere fretta
    Troppo spesso chi sceglie di fondare una startup si fa prendere dall’entusiasmo e dalla passione per la propria idea. L’errore cui spesso si va incontro è quindi quello di partire senza aver svolto un’accurata analisi dei trend di mercato, basandosi sui dati per definire con precisione il target a cui ci si vuole risolvere e individuare un effettivo buco di mercato che si vuole andare a colmare. È noto infatti che uno dei motivi principali per il fallimento di una startup è la mancanza di un reale bisogno di mercato.

È quindi consigliabile, prima di partire, essere certi di avere ben chiare le risposte a queste domande: “chi sono i miei clienti?”, “la mia idea è in grado di rispondere ad una reale esigenza? Se sì, quale?” .

 

  1. Voler fare tutto da soli
    Soprattutto se si è alla prima esperienza, è bene non affrontare tutto da soli. La fondazione di una nuova impresa richiede diverse competenze ed è quindi fondamentale circondarsi di persone competenti e fidate, dividendo tra loro i compiti e i ruoli in modo definito prima di avviare il business. Troppo spesso però le startup all’inizio non possono permettersi i talenti migliori e quindi tendono a preferire la soluzione “one man only” andando incontro a non pochi rischi. Una soluzione a questo problema la offrono gli Startup Studio che hanno, in proporzione, budget molto più grandi e possono perciò permettersi di assumere i professionisti più bravi, attorno ai quali creare un team e distribuire le competenze tra le startup quando serve.
  2. Non avere un piano
    Uno degli errori più grandi è non avere ben chiaro fin dall’inizio un obiettivo definito e un piano specifico per l’evoluzione dell’azienda, gli investimenti che si vogliono attrarre. Per il successo di una startup è infatti necessario che i founder abbiano una visione chiara nella progettazione dei round di investimento affinché l’azienda abbia sempre abbastanza liquidità per crescere.

È noto che uno dei motivi principali del fallimento di una startup è la mancanza di un bisogno di mercato. Gli errori principali sono l’assenza di una validazione oggettiva, una mancanza di progettazione dei round di investimento e della relativa diluizione delle quote e la mancanza di feeling tra founder.

Ecco che allora capita, sempre più spesso, che una startup parta dal voler sviluppare un prodotto prima di avere effettuato una validazione dell’idea sul mercato, rischiando l’insuccesso prima ancora di partire. Un processo ben strutturato che parte dai bisogni di mercato è fondamentale per mitigare i rischi ed essere certi di stare rispondendo a un bisogno effettivo – e non una chimera. Prima di lanciare una startup, quindi, è necessario individuare un bisogno ben definito a cui rispondere e avere una chiara idea sul come risolverlo. In Mamazen abbiamo un processo articolato in sei step in cui solo le startup che soddisfano i requisiti passano alla fase successiva” continua Mohammadi. 

  1. Non accettare i cambiamenti
    Il mercato e le sue esigenze mutano e si trasformano continuamente nel tempo e bisogna accettare che in alcune occasioni, per permettere alla startup di sopravvivere, bisognerà cambiare rotta e ridisegnare le proprie priorità al momento opportuno. Questo fenomeno si chiama “pivot” ed è spesso molto difficile da affrontare soprattutto quando si è molto affezionati alla propria idea di partenza. Tuttavia, solo chi ha il coraggio di attuarlo sopravvive.
  2. Sottovalutare l’importanza di una strategia di comunicazione
    Al fine di ottenere investimenti è necessario che una startup si faccia conoscere e intraprenda quindi un percorso di marketing e media relations. L’errore che spesso si fa è quello di sottovalutare la comunicazione, considerandola un’attività collaterale al core business oppure, al contrario, farsi prendere dall’ansia di comunicare senza aver prima ragionato sulla strategia. Prima di esporsi ai media bisogna aver chiaro il messaggio che il brand vuole dare.
    Non basta descrivere l’azienda, ma è fondamentale che si renda chiaro l’impatto che andrà a creare e a che esigenza specifica risponde.

“È importante saper ridisegnare le proprie priorità e saper cambiare strada al momento opportuno. Questo è il significato del pivot, un fenomeno che non tutti accolgono con consapevolezza, a causa di un attaccamento troppo radicato alla propria idea di startup, senza rendersi poi conto che sarà ancora più difficile cambiare rotta quando il mare è già in tempesta, disfandosi di ciò che non funziona.
Ecco perché avere una chiara idea del proprio obiettivo abbassa nettamente il rischio di ritrovarsi nella tempesta: il mercato è spietato e spesso una startup che non raccoglie capitali velocemente o non fa le mosse giuste al momento giusto ci lascia la pelle. Con uno Studio è possibile costruire in un ambiente che facilita la creazione di startup e permette di arrivare all’exit più velocemente” conclude Mohammadi.

 

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