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Cultura organizzativa per la ripartenza delle imprese

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Cultura organizzativa per la ripartenza delle imprese

Redazione Ott 10
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di Mario Di Nunzio_ contributor People & Process Management Consultant

Siamo abituati a classificare le circostanze come buone o non buone, giuste o sbagliate, fortunate o sfortunate. A volte, semplicemente, gli eventi che ci accadono, sono; sta all’individuo coglierne un significato che sia utile, funzionale, edificante per sé e per gli altri. Un amico caro un giorno mi disse che le circostanze o sono un’occasione per la mia crescita personale, oppure semplicemente non sarebbero, non esisterebbero, non accadrebbero, o se capitassero andrebbero in qualche modo eliminate.

La pandemia è un’occasione o una jattura?

Da imprenditore, imprenditrice e manager, come vivi la fase 2? Come un “vediamo come va, proviamo a tenere botta”? Con la speranza di tornare presto alla situazione pre-covid? O trovando il modo per adeguare la tua Cultura Organizzativa agli scenari mutati?

Come stare davanti a circostanze traumatiche, come una pandemia?

Nel recente passato ci siamo riempiti la bocca con un termine che in questo periodo ha trovato un reale fondamento: resilienza. Come alcuni metalli resistono ad urti e sollecitazioni violente senza che la loro struttura si alteri, a livello psicologico un individuo, a seguito di un evento fortemente traumatico, può sviluppare la capacità di ricostruirsi restando fedele alla propria struttura e dando nuovo slancio alla propria esistenza. E per restare fedeli a se stessi c’è bisogno di conoscersi, di ascoltarsi, di sentirsi profondamente, di osservarsi fin nelle parti più buie e scomode. Risulta quindi necessario aver chiaro quali sono i propri valori, la propria missione, c’è bisogno di avere una visione con la consapevolezza che tutto possa mutare, ferma restando la fedeltà a se stessi.

In ambito organizzativo, essendo la tua azienda un organismo che cresce e modifica la propria cultura adattandosi alle circostanze, non vedo molta differenza. La tua azienda può essere resiliente se conosce se stessa, se si ascolta e si osserva e se rimane fedele ai propri valori dentro tutte le circostanze, trovando un nuovo equilibrio nei cambiamenti e cogliendo il buono che c’è in ogni evento, anche in una svolta epocale come quella che abbiamo vissuto durante il lockdown.

Cosa è accaduto, a livello personale, durante il lockdown?

Rimanendo in rapporto con familiari, amici, persone che amo, contatti professionali, guardando la tv o spulciando i social, mi è stato evidente un gran desiderio di umanità, in tutti. Abbiamo riscoperto il nostro lato umano e fragile, quello fatto di paure e speranze, di rapporti veri, di confronti su valori sinceri, di collaborazione e sostegno senza profitto, di aiuto e solidarietà, di dono di sé.

Inoltre, abbiamo riacquistato il valore del tempo, quello guadagnato a guardare e ad “indugiare su se stessi”, come diceva Sergio Zavoli. E abbiamo capito che senza uno scopo “alto” non vale la pena spendersi.

Cosa è avvenuto in ambito organizzativo?

Tu che sei imprenditore o manager, hai dovuto adeguare modelli organizzativi ed operativi in tempo zero, adattandoti velocemente ad un ecosistema differente, dove il contatto umano è stato impossibile. Il ricorso agli strumenti digitali è diventato una necessità e anche organizzare una riunione o un corso di formazione non è stato più come prima; ti sei affidato alla formazione a distanza, così come ai meeting su piattaforme online.

La gestione di un team da remoto, poi, è diventato uno sforzo “fai-da-te”, cogliendo tutti impreparati. Inoltre, hai rimesso mano a tutte attività per renderle fruibili da remoto.