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Fase 2 Covid con asili e scuole chiuse. Chi bada i bambini? Il dilemma del ritorno al lavoro.

Redazione Apr 4
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La Fase due della crisi Coronavirus mette in difficoltà le tantissime famiglie con bambini che si trovano a riprendere la loro attività lavorativa fuori da casa, con asili e scuole chiuse fino a settembre (almeno), senza l’ausilio dei centri estivi e senza poter contare sui nonni. Yoopies – piattaforma internazionale di incontro fra domanda e offerta di assistenza all’infanzia e servizi alla famiglia – ha chiesto alla sua community di famiglie come affrontano la situazione.

Dopo il 4 maggio la metà dei genitori riprende l’attività professionale fuori da casa Dai dati emersi dallo studio Yoopies, durante il confinamento in circa l’87% dei nuclei familiari analizzati almeno uno dei due genitori è potuto rimanere a casa, potendosi quindi occupare dei bambini. Solo nel
13% dei casi, entrambi i genitori hanno continuato a lavorare fuori casa, in quanto lavoratori dei settori essenziali. Analizzando poi l’orizzonte temporale post confinamento, dal 4 maggio in avanti, vediamo come le famiglie prese in esame si dividano in due gruppi:

● Il 53% in cui entrambi i genitori dovranno tornare a lavoro ;
● Il 47% in cui uno dei due genitori potrà rimanere a casa con i bambini, lavorando in smart working o
senza lavorare causa sospensione dell’attività lavorativa.
Senza asilo e scuola, famiglie senza piano B

Per i genitori che dovranno tornare al lavoro fuori casa, fra le soluzioni per la gestione e la cura dei figli
emergono:
● il ricorso ad una baby sitter (50%);
● l’aiuto di amici e parenti (30%).
● rimane fuori il 20% dei genitori che dichiara di non aver ancora trovato una soluzione e di 
pensando all’estrema possibilità di sospendere ulteriormente la propria attività lavorativa (pesando
ancora di più sul bilancio familiare già messo in crisi dal confinamento).

“Non potendo permettermi per tutto il tempo babysitter ed essendo madre single non so come organizzarmi”
“L’unica possibilità è che io, la mamma, negozi con la mia azienda un periodo di congedo non pagato”
“Non sappiamo davvero a chi lasciare i bambini, questo è un problema” Baby sitter possibile soluzione, ma insufficiente l’aiuto dello Stato

In generale e sul lungo periodo, nonostante i comprensibili timori legati al virus e al rischio di contagio, il 67% dei nuclei familiari analizzati vede la baby sitter come l’unica soluzione possibile per avere la possibilità di riprendere l’attività lavorativa. Soprattutto escludendo la possibilità di iscrivere i bambini ai centri estivi che normalmente supportano i genitori durante la chiusura delle scuole. Inoltre, il 48% dei genitori ha già richiesto o intende richiedere il Bonus baby-sitting emergenza COVID-19 valutandolo, però, insufficiente per coprire la reale esigenza legata all’emergenza: trovare una soluzione sostenibile di assistenza all’infanzia nei prossimi mesi. “Il Bonus non copre nemmeno un quarto delle spese da sostenere per due bambini tenuti 8 ore da una baby Sitter per 5 giorni alla settimana per i prossimi 5 mesi”.

“Si tratta di emergenza da marzo a settembre. 600 euro coprono solo un mese e il bonus baby sitter non è cumulabile con i 15 giorni di congedo parentale straordinario, che sono comunque pochissimi. 

“L’aiuto dello stato dovrebbe essere ridurre le rette dell’asilo, il costo dei pannolini e articoli indispensabili per la prima infanzia, garantire iniziative per le famiglie, pulire e monitorare i giardini pubblici dedicati ai bambini ” Mental Load per i genitori che lavorano da casa.

Anche i genitori che potranno rimanere a casa coi figli dopo il 4 maggio – tra questi il 52% lavorerà da casa in Smart working – avvertono la difficoltà di conciliare la vita professionale con la gestione dei bambini, sia per chi ha bimbi più piccoli alla cui cura è necessario dedicarsi sia per chi ha bambini in età scolare che hanno bisogno di supporto per compiti ed ’accompagnamento scolastico. Il 75% dei genitori dichiara, infatti, di fare molta fatica a portare a termini i progetti di lavoro dovendosi occupare dei bambini. 

 

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