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Il Re di Cuori. Intervista a Jean Alesi. Courtesy OMMAGAZINE

Redazione Set 9
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Di Fabiana Romano, OMMAGAZINE

Nella storia della F1 ci sono piloti che hanno corso e vinto molto di più, ma uguagliare il primato di affetto e stima che circonda Giovanni Roberto Alesi, Jean per tutti noi, non è semplice. Forse perchè Jean Alesi è uno che non molla mai. Un connubio perfetto tra le case antiche e le alte mure difensive della sua Avignone e il contrasto tra il verde e l’azzurro di Alcamo, la cittadina siciliana da cui arriva la sua famiglia. E forse non è un caso se il destino ha voluto che su 201 Grand Prix disputati la sua unica vittoria sia arrivata il giorno del suo 31esimo compleanno a bordo della Ferrari numero 27 sul circuito dedicato a Gilles Villeneuve. Jean Alesi è un uomo semplice, disponibile, umile, determinato, grintoso, appassionato. Un vero campione. Quando ci incontriamo a Ginevra, ospiti di François-Paul Journe, mi colpiscono lo sguardo limpido, il sorriso aperto e l’abbraccio con il quale mi accoglie come fossi un’amica da sempre. Non è una vera intervista. Ci sediamo e mentre sorseggiamo un caffè gli chiedo di dirmi qualcosa di sé, di cosa ha fatto dopo aver lasciato la F1 e se, col senno di poi, avrebbe voluto fare qualcosa di diverso nella vita. “Ho debuttato a 16 anni con i kart e la mia carriera è totalmente legata alla passione. Non è un mestiere che uno sceglie di fare. Accade perché è inevitabile e quando arriva il momento di smettere, ciò che resta, immutato come il primo giorno, è proprio la passione. Ho detto addio alla F1 a 37 anni dopo 13 anni ma non riesco a fare a meno di restare legato a quel mondo…” risponde. “Hai conquistato il cuore dei tifosi italiani che aspettano ansiosi di rivederti in TV con l’inizio della nuova stagione di F1!” gli dico “ Sì sarò in studio per un’analisi pre-gara e commenti post-gara nei 9 Grand Prix di cui la Rai si è aggiudicata la diretta, compreso il Gran Premio d’Italia, sempre molto coinvolgente e appassionante…” mi spiega “Cosa ne pensi della Ferrari di quest’anno?” Jean sorride e lo sguardo si illumina “La Ferrari? Tutti si chiedono sempre cosa farà la Ferrari perché, nel bene e nel male, è il riferimento, il vero benchmark. Rispetto allo scorso anno si sono riorganizzati e propongono una vettura molto competitiva… ora non ci resta che stare a vedere…” conclude come a non voler aggiungere altro quasi per scaramanzia. “Corri ancora?” gli chiedo “No. Ho smesso. L’ultima volta è stata ad Indianapolis con François-Paul. Ci siamo conosciuti così. Spesso le cose migliori accadono per caso e per chi ha corso in F1 l’unica gara che valga la pena di essere disputata è proprio Indianapolis, un evento che, ogni anno, coinvolge oltre 450mila spettatori…” risponde “François-Paul hai sponsorizzato Jean perchè sei appassionato di motori?” chiedo “No. È il contrario. Stimo Jean e, di conseguenza, ho sponsorizzato l’evento. Non siamo legati da nessun contratto e fin dall’inizio ciò che ci ha unito è stata la stima ed il rispetto reciproco che hanno dato vita ad una bella amicizia. D’altra parte non potrei non essere affascinato dai motori. Da ragazzo smontavo quelli delle motociclette, li modificavo e credo che se non avessi fatto questo mestiere avrei voluto fare il pilota di F1. Io amo la meccanica e ne subisco il fascino che si tratti di una vettura, di una moto o di un orologio. Ricordo quando agli inizi della mia carriera di orologiaio sentivo parlare di scappamento che, fino a quel momento, per me era quello dei motori delle moto e delle auto e la domanda che mi ponevo sempre era “ma da dove cavolo esce il fumo?” risponde sorridendo “Io invece attraverso François-Paul mi sono avvicinato al mondo dell’orologeria restandone affascinato ma non ho la sua manualità per le auto figuriamoci per gli orologi! Una cosa che mi ha impressionato è come un oggetto apparentemente così delicato sia in grado di resistere a sollecitazioni enormi come quello della forza centripeta in curva al variare della velocità. Tu come pilota te ne accorgi, senti il corpo che si deforma e devi opporre resistenza, ma quel piccolo oggetto dal cuore meccanico al tuo polso non risente minimamente di una simile variazione. È incredibile!” “Ho una domanda per entrambi: qual è la cosa migliore che possa capitare nella vita?” chiedo “Non c’è niente di meglio che fare ciò che si ama!” risponde Jean “Non c’è niente di peggio che fare ciò che si detesta!” risponde contemporaneamente François-Paul. I due si guardano e si stringono la mano scoppiando in una fragorosa risata e io, che li osservo dalla mia poltrona, penso che ho di fronte due uomini solo apparentemente diversi, ma che per me sono la perfetta rappresentazione della passione, del talento e della voglia di arrivare.

di Fabiana Romano