PUNTARE ALL’ESTERO PER NON RISCHIARE DI SPROFONDARE

Apr 28 • NEWS PRO, PRIMO PIANO • 813 Views •

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di Alessandro Allocca

Puntare all’estero per non rischiare di sprofondare. Questa l’unica soluzione che ad oggi si presenta alle aziende italiane, soprattutto in considerazione dell’ultima analisi che non promette nulla di buono per il Bel Paese, che parla di una decrescita per l’Italia dall’attuale nono posto al quindicesimo nel 2028 nella classifica dei trenta paesi più produttivi al Mondo.

E’ l’amara previsione fatta dal Cebr di Londra, Centro internazionale per la ricerca economica finanziaria.

La classifica si basa su dati specifici, maturati nel corso degli ultimi anni fuoriusciti dall’analisi dei trenta mercati e su previsioni basate su altri elementi caratterizzanti ogni singolo paese: dall’andamento del PIL registrato fino ad oggi, alle previsioni sull’andamento dell’inflazione dettata in particolar modo dal prezzo dell’energia, e della valuta.

Mentre per i primi due casi (PIL e inflazione), le previsioni possono essere suscettibili di cambiamenti ma difficilmente fuori dal raggio dell’1%-2%, nel caso della valuta l’andamento potrebbe essere molto più imprevedibile.

Scendendo nei dettagli della ricerca, come anticipato per il Cebr di Londra ad oggi l’Italia occupa la nona posizione in classifica con un PIL stimato in 2.070 miliardi di dollari; nel 2018 rivestirà la decima posizione nonostante una crescita del PIL stimata in 2.349 miliardi di dollari, ma una crescita molto più a rilento rispetto ad altri paesi tra i quali Messico, Turchia e Corea; nel 2023 la posizione per l’Italia dovrebbe essere l’undicesima con un PIL equivalente a 2.631 miliardi di dollari; fino a toccare quota quindicesima posizione nel 2028, ossia tra quindici anni, rivestendo la quindicesima posizione con un PIL di 2.930 miliardi di dollari sorpassata dai già citati Mexico, Turchia e Corea oltre che da Australia e Canada.

A livello europeo nelle previsioni per i prossimi quindici anni elaborate sempre dal Cebr di Londra, la sfida sarà tra Germania e Uk, dato che altri paesi come la Francia (ad oggi al quinto posto con un PIL di 2.739 mld di dollari e nel 2028 al tredicesimo con un PIL di 3.265 mld di dollari) e la Spagna (ad oggi al tredicesimo con un PIL di 1.356 mld di dollari e al diciottesimo nel 2028 con un PIL di 1.377 mld di dollari) secondo le previsioni seguiranno l’andamento dell’Italia, con crescite interne della produzioni ma troppo a rilento rispetto ai concorrenti. Si accorceranno quindi le distanze tra Berlino e Londra, tanto che la Germania dall’attuale tredicesimo posto con un PIL di 3.593 miliardi di dollari e l’Uk al sesto con un PIL di 2.649 miliardi di dollari rivestiranno nel 2028 il sesto posto, la Germania, con un PIL di 4.398 miliardi di dollari e settimo, l’Uk, con il valore della produzione interna a quota 4.305 miliardi di dollari.

Ampliando il raggio d’azione, testa a testa tra due superpotenze con il sorpasso della Cina, sempre secondo le previsioni del Cebr, tra quindici anni sugli Stati Uniti rispettivamente con PIL a quota 33.513 e 32.241; da notare che mentre gli Stati Uniti raddoppieranno il loro PIL nel 2028, la China lo quadruplicherà addirittura. Crescita esponenziale anche per l’India che dall’attuale undicesimo posto con un PIL a quota 1.758 miliardi di dollari, nel 2028 arriverà ad occupare la terza posizione a quota 6.560 miliardi di dollari, seguita al quarto posto dal Giappone (6.415 mld di dollari) e al quinto dal Brasile (5.143 mld di dollari).

Capitolo a parte per la Russia che invece sarà uno dei trenta paesi a subire meno variazione nei prossimi quindici anni; variazioni che saranno comunque legate al prezzo dell’energia che subirà prima un’impennata per poi subire un ribasso, trascinando con sé proprio la Russia che passerà da un attuale ottavo posto con un PIL a 2.218 miliardi di dollari, al sesto nel 2018 con il valore della produzione interna a quota 2.923 miliardi di dollari per infine stabilizzarsi nel quinquennio 2023-2028 all’ottavo posto con un PIL che varierà tra i 3.613 miliardi di dollari e i 4.215 miliardi di dollari.

 

@aleallocca

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